Il fascino della zona: Santa Maria del Buon Aiuto

SantaMariaBonaiutoE’ una timida e graziosa chiesina molto antica, quattrocentesca, appoggiata alle Mura Aureliane e a ridosso di Santa Croce in Gerusalemme. Ha molte denominazioni, come vedremo in seguito, ma la più comune è “Santa Maria del Buon Aiuto nell’Anfiteatro Castrense”. Appartiene alla Confraternita di Maria Santissima del Buon Aiuto e dei Santi Benedetto e Bernardo e dipende dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

L’edificio, che presenta una ripida scalinata con gradini di tufo, una porta con architrave in travertino, una finestra rettangolare, coperta da un tetto a capanna e sormontata da un piccolo campanile ottocentesco, è in realtà un oratorio oggi aperto nel mese di maggio, per preghiere serali, e nel periodo natalizio. All’interno c’è un piccolo locale rettangolare coperto da volta a crociera retta da pilastri poligonali su capitelli corinzi. La preziosa immagine venerata, che raffigura la Madonna con il Bambino, eletta patrona della parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme, si trova sull’altare ed è comunemente attribuita ad Antoniazzo Romano.

Nonostante la posizione della chiesa sia resa infelice dalla notevole e caotica mole di traffico e, purtroppo, l’imbecillità di qualcuno ne abbia fatto oggetto di atti vandalici (soprattutto da parte dei “graffitari” che più volte ne hanno deturpato la facciata), questa piccola chiesa rappresenta un vero e proprio gioiello storico ed architettonico.

La tradizione vuole che sia stata eretta dal Papa ligure Sisto IV (1414-1484), rimasto celebre principalmente per aver dato nome alla Cappella Sistina. Questo abile governante, al secolo Francesco della Rovere, fu un protettore delle arti. Fece erigere questa chiesa nel 1476, come riporta l’iscrizione presente sopra la porta d’accesso: “Sixtus IV fundavit MCCCCLXXVI”.

Più in alto, su una targa in marmo, si legge che “in questo santo loco si prega Dio per le anime del Purgatorio nella santa memoria di Sisto IV”.

Il motivo dell’edificazione è particolarmente suggestivo. Questo pontefice non sopportava i temporali. In base a diversi documenti d’archivio, un giorno mentre passeggiava tra le basiliche di San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme, o era intento a seguire una processione, fu colto da un improvviso e violento nubifragio, accompagnato da scariche di fulmini.

Lungo quel tratto di strada, tra l’altro definita “Monte Cipollato” perché vi si coltivavano cipolle e agli, c’era un’edicola con un’immagine della Madonna, appunto quella di Antoniazzo Romano, uno dei pittori principali della scuola romana del Rinascimento, coperta da una tettoia, che garantì un provvidenziale riparo al Papa.

Così Sisto IV, quasi per riconoscenza, volle far erigere una chiesetta – detta appunto “Madonna del Buon Aiuto” (o “del Soccorso”) – trasferendovi all’interno l’affresco, segando il pezzo di muro dell’edicola su cui era stata dipinta a fresco.

Per erigere la chiesetta, il Papa fece demolire un edificio molto più antico, la chiesa di Santa Maria de Oblationario, citata in documenti dell’epoca di Innocenzo III (1198-1216) e Bonifacio VIII (1294-1303) e così chiamata perché veniva mantenuta con le oblazioni dei fedeli.

La nuova chiesetta fatta edificare dal pontefice ligure fu affidata alle cure dei monaci Cistercensi, che per la manutenzione utilizzavano anche gli introiti conseguenti alle coltivazioni nell’orto circostante, di cui ebbero la proprietà fino all’invasione francese. Fu anche sede della confraternita dei Cappellari, in seguito trasferitisi alla Navicella, e qui le cose si fecero più difficili da un punto di vista economico. Infatti la mancanza di terreni di proprietà e di conseguenza l’impossibilità di riscuotere le cosiddette “decime”, mise i religiosi della Congregazione in difficoltà economica. Così si ricorse alle elemosine, richieste soprattutto ai numerosi pellegrini attratti dalla basilica di San Giovanni in Laterano. Gli oboli dei fedeli venivano inseriti in una buca posta all’esterno della chiesa (oggi ce n’è una analoga). I soldi finivano in terra nei posti più disparati e i religiosi li raccoglievano da terra utilizzando un lungo spazzolone. Da qui il soprannome di “Santa Maria de’ Spazzolari” o “Santa Maria de’ Oblationari o de’Oblationario”.

Ulteriori informazioni: piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 00185 Roma, tel. 06-7014769.

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