“Almone rhapsody”, omaggio al terzo fiume di Roma

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L’iniziativa è stata caratterizzata da passeggiate guarnite da conversazioni, essenza del walkabout, cammino che si rivela trasmissione radiofonica (con sistemi whisper-radio). Il tutto scandito dalla conduzione di Carlo Infante, che miscela dialoghi con viandanti e passanti a repertori audio gestiti da uno smartphone. Una dinamica che lascia orme georeferenziate su una mappa interattiva (geoblog.it), secondo le modalità del Performing Media Storytelling.

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Un evento, quindi, estremamente multimediale, interattivo e performativo, che coinvolge attivamente i partecipanti, sensibilizzandoli sui molteplici “simboli” e “significati” dei luoghi visitati.

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In particolare del fiume Almone, che attraversa il Parco regionale dell’Appia antica ricevendo le acque delle numerose sorgenti ancora presenti, è stato richiamato il rito arcaico della Lavatio Matris Deum: il 27 marzo di ogni anno, nel periodo imperiale, la pietra nera (un meteorite), simbolo di Cibele, dea frigia, acquisita nel pantheon romano, veniva portata in processione e lavata nel fiume. L’attrice Consuelo Ciatti ha recitato versi di poeti latini, con riferimenti proprio al fiume e alla dea Cibele.

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“Almone rhapsody” ha preso il via domenica 16 dicembre dal Ponte della Scienza, proseguendo poi per quel tratto del lungotevere che per anni è stato monopolizzato dagli insediamenti Rom sulle sponde del fiume, subito dietro il Gazometro. Obiettivo finale: la foce dell’Almone, ormai invisibile perché il fiume è intubato in quasi tutto il suo percorso. Un tratto arriva al Ponte della Scienza, sconosciuto ai più, visto che finisce davanti al muro dell’area Italgas, uno dei “vuoti urbani orfani di senso”, come l’ha definito lo stesso Infante.

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Nei due giorni seguenti, la mattina, presso la Cartiera Latina (Via Appia Antica 42), appuntamento con “Urbee, le api urbane e l’Almone produttivo”, riservato agli studenti.

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Bee, in inglese, significa ape. Giocando con le parole ecco “urbee”, mettendo insieme urbe e bee: ape urbana. Le api in città stanno bene perché vivono lontane da quell’agricoltura nemica che usa i pesticidi. Non solo: questi “insetti sociali” possono contribuire a farci stare tutti meglio, grazie alla loro possibile funzione di monitoraggio ambientale. Il laboratorio creativo-educativo condotto da ExplòArte, destinato agli studenti del liceo artistico “Caravaggio” di Tor Marancia, s’è soffermato proprio sull’Almone produttivo, ai tempi in cui il fiume era fonte di forza motrice per le “macchine” agricole e industriali, con uno specifico zoom sull’apicoltura urbana, in cui sono state messe a confronto la produttività e lo scambio di informazioni, nel contesto produttivo delle api e dell’uomo. Il cuore dell’esperienza creativa è stato improntato sul concetto della trasformazione delle informazioni raccolte nell’ambiente naturale, intese come elemento primario dal quale attingere la fonte di “nutrimento”, così come uno “sciame” di api si riversa sul territorio allo scopo di acquisire materie prime (nettare e polline) destinate alla trasformazione per la produzione del miele, come contenuto di esperienza collettiva.

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Nel pomeriggio di lunedì 17 dicembre è stata organizzata un’esplorazione dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Via Ostiense 106) passando per il cantiere degli ex Mercati Generali, con dialoghi sulla rigenerazione urbana. Anche in questo caso l’esperienza s’è conclusa presso la foce dell’Almone, che confluisce nel Tevere, appunto, alla Riva Ostiense.

28/08/2013 Roma. Quartiere Ostiense. Veduta da riva Ostiense: impianti industriali in rovina, primi '900.

Gran finale domenica 23 dicembre, splendida giornata primaverile, presso il parco della Caffarella, evocando Cibele. Sono stati costeggiati la Cisterna romana, il Bosco Sacro, la Chiesa di Sant’Urbano, il Casale della Vaccareccia, il Ninfeo di Egeria, giungendo alla Fonte Egeria.

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Il fiume Almone, sacro ai Romani antichi, le cui vicende vengono raccontate da Virgilio nel libro IV dell’Eneide, negli ultimi anni è stato ricettacolo degli scarichi fognari dei Comuni dei Castelli Romani e dei quartieri Sud-Est di Roma.

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L’inquinamento del fiume Almone è una problematica che il Comitato per il Parco della Caffarella ha affrontato sin dal 2008 e che sta contribuendo a sanare, monitorando le responsabilità relative alla gestione dei corsi d’acqua.

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Non a caso nella conversazione nomade è stata evocata la paradossale parabola dell’invenzione della plastica, che purtroppo abbonda ancora nel corso d’acqua, come fenomeno prodotto dell’innovazione industriale mondiale degli anni Sessanta. Il gruppo dei partecipanti ha potuto ascoltare, via radio, la famosa frase del film “Il Laureato” rivolta ad un giovane Dustin Hoffmann da avviare a destini imprenditoriali (“L’avvenire del mondo è nella plastica”).

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Nell’esplorazione partecipata è stata raccontata la storia del fiume, sia quella recente sia quella mitica, evocando la figura di Cibele e il rito della Lavatio Matris Deum.

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Cruciale quindi l’importanza del fiume Almone in età romana, il cui etimo Almo richiama al culto della vita e della fertilità.

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