Von Der Leyen: una nuova linea per la Commissione europea?

D’accordo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ma il discorso all’europarlamento della neopresidente della Commissione europea, il medico tedesco Ursula Von der Leyen, prefigura importanti novità nella linea comunitaria per i prossimi anni. Segno che le ultime elezioni europee, pur non avendo rivoluzionato il quadro politico, lo hanno condizionato principalmente a seguito delle piccole scosse ambientaliste e sovraniste dello scorso 26 maggio.

La Von der Leyen, 61 anni, cristiano-democratica, ministra della Difesa (la prima donna a rivestire questa carica in Germania), è certamente espressione dell’asse Berlino-Parigi, tradizionale baricentro dei Palazzi europei. Ma la signora, fortemente europeista (“Chi vuole indebolire questa Europa troverà in me una dura nemica”), propone “un accordo verde per l’Europa nei primi cento giorni del mandato” e auspica l’uso “di tutta la flessibilità permessa dalle regole del patto di stabilità”.

Sul fronte ambientalista, è estremamente decisa: “Una delle sfide pressanti” per l’Unione europea “è mantenere il pianeta sano. È la più grande responsabilità e opportunità del nostro tempo. Voglio che l’Europa diventi il primo continente climaticamente neutrale entro il 2050. Per realizzare questo obiettivo – spiega – dobbiamo compiere passi coraggiosi insieme. Non è sufficiente il nostro obiettivo di ridurre le emissioni” di Co2 “del 40 per cento entro il 2030”, è necessario “andare oltre” puntando ad una riduzione delle emissioni “del 50 se non del 55 per cento”.

Tra i temi che la vedono grande sostenitrice c’è il salario minimo: “In un’economia sociale di mercato come quella europea – dice – chi lavora a tempo pieno deve avere un salario minimo che garantisca una vita dignitosa e per questo lavoreremo per un quadro generale di riferimento: la soluzione ottimale è avere contrattazioni collettive con la partecipazione dei sindacati per adeguare il salario minimo al settore e al comparto. Ci sono modelli differenti ma abbiamo bisogno di un quadro generale”.

La presidente della Commissione europea propone anche di triplicare il budget dedicato al programma per gli scambi universitari Erasmus nel prossimo bilancio pluriennale europeo. Un’intenzione encomiabile.

Altra tematica che le sta a cuore è la parità di genere nella prossima Commissione. “Se i governi non presenteranno un numero sufficiente di candidati donne non esiterò a chiedere altri nomi”.

Chiara la sua linea sui migranti: “Il Mediterraneo è diventato una delle frontiere più letali al mondo, in mare c’è l’obbligo di salvare le vite. L’Unione europea ha bisogno di frontiere umane, dobbiamo salvare le vite, ma anche dobbiamo ridurre la migrazione irregolare, lottare contro gli scafisti”.

Discorso certamente diplomatico, ma prefigura una linea che potrebbe contribuire a far uscire l’attuale Unione europea dalle secche in cui l’hanno collocata decenni di politiche inconsistenti o addirittura dannose.

(Domenico Mamone, presidente Unsic)

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