Veltroni, Il Corriere della Sera e la (sua) Eredità

Sul Corriere della Sera di oggi è apparso un articolo di natura prevalentemente sociologica sui concorrenti del popolare gioco televisivo “L’Eredità”, a caccia di motivazioni sulla scelta di candidarsi come concorrenti del programma da parte di migliaia di italiani ogni anno.

Non avevo letto sulle prime l’autore dell’articolo, Walter Veltroni, per cui nessun pregiudizio di natura politica. Ma molte perplessità sulla scelta di “indagare” sugli aspiranti concorrenti e poco sul programma.

Il pezzo sui concorrenti dell’Eredità è ovviamente scritto bene. Veltroni, ai tempi della direzione dell’Unità, fece un ottimo giornale, forse un po’ troppo radicalchic (considerato anche il target del “proletariato tosco-emiliano”), ma indubbiamente originale e di spessore. Peccato che le casse di svuotarono e il giornale oggi è per lo più un ricordo.

Ma al di là della storia giornalistica veltroniana, il pezzo sull’Eredità si presenta un po’ furbesco nel tentativo di canalizzarsi nella scia dell’interesse di Eco per la “fenomenologia” della tv popolare alla Mike Bongiorno. No, Insinna con Mike c’entra nulla.

L’Eredità sta infatti a Mike come la Scafatese potrebbe stare alla Juventus.

Nel programma prima del Tg1, infatti, la maggior parte delle domande ha già risposte multiple (quattro) per cui la fortuna (più che la conoscenza) gioca un ruolo basilare. Si procede spesso per tentativi, i concorrenti nemmeno lo nascondono. Da qui, ovvio, il grande numero di aspiranti concorrenti, gente comune che in sostanza non ha nulla da perdere, nemmeno la dignità, e tutto da guadagnare, unicamente nel portafoglio e non certo in quella dell’onore per gli studi fatti.

E’ casomai scandaloso, ricorrendo ad un luogo comune ma veritiero, che si distribuiscano soldi a pioggia, tra l’altro con qualche sospetto che non tutto proceda nei canali della giustizia e dell’ortodossia.

Se in Mike resisteva, insomma, quell’Italia del merito, per quanto nozionistica, quella di Flavio Insinna è un’Italietta ludopatica che spera di “vincere facile” rimanendo, citando un vecchio proverbio, la pollastra che pur figliando resta sempre pollastra.

L’Eredità, non solo nei concorrenti ma nella formula, è perfetta figlia dei tempi. Un’Italia dove anche i sogni sono sempre più piccoli e ancorati al fato di un “Gratta e vinci”.

(G.C.)

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