I forti dubbi del Cdq Tuscolano-Villa Fiorelli sul progetto “Castrense”

Il dinamico Comitato di quartiere “Tuscolano-Villa Fiorelli” esprime il dissenso sul progetto cosiddetto “Castrense” che mira a rendere via Taranto e via La Spezia sensi unici per dare spazio alle piste ciclabili (prima fase del progetto, partenza in estate) e poi a chiudere viale Castrense per estendere il (malridotto) giardino di via Carlo Felice anche al di là delle Mura Aureliane.

Lo scorso 6 marzo 2019 il Comitato di quartiere ha incontrato il presidente della commissione mobilità Enrico Stefano, riportandogli, in prima istanza, il parere negativo dei cittadini sul progetto di nuova mobilità su via La Spezia  e via Taranto, espresso attraverso un questionario.

Del resto gli schiaccianti risultati del questionario contro il progetto furono confermati dai numerosi condomini della zona che all’unanimità votarono ordini del giorno contro l’iniziativa dei Cinque Stelle. Anche il Consiglio d’Istituto della scuola Immacolata nel 2017 votò all’unanimità un ordine del giorno in opposizione al molto discutibile progetto.

Il Comitato di quartiere “Tuscolano-Villa Fiorelli” propose anche una “sperimentazione” per valutare gli impatti dei cambiamenti, ma il Campidoglio è stato fermo nel rimandare al mittente la proposta, asserendo che è impossibile sperimentare senza apportare cambiamenti fisici all’arredo urbano.

Il Comitato di quartiere, tra l’altro, sta promuovendo una meritoria opera informativa ai cittadini del quadrante, rilevando ulteriormente le forti perplessità sull’iniziativa da parte della maggior parte della cittadinanza residente in zona.

Dopo quell’incontro di inizio marzo con il presidente Stefàno, c’è stata una nuova occasione di confronto, questa volta radiofonica, su Radio Cusano Campus, emittente che dà particolare spazio all’amministrazione comunale (e, aggiungiamo noi con prove alla mano, evidentemente poco a chi dissente).

Il vicepresidente del Comitato di quartiere “Tuscolano-Villa Fiorelli”, Roberto Ruvinetti, ha espresso per radio tutti i dubbi sul progetto, elencando solo alcune delle motivazioni, visti anche i tempi ridotti della diretta: innanzitutto l’iniziativa non è stata partecipata, nel senso che salvo qualche riunione (due nella sede del Pd, tra l’altro con progetti diversi, e una in biblioteca Mandela, tra l’altro poco partecipata), i cittadini della zona, ad esempio con questionari nelle cassette postali condominiali, non sono stati consultati.  

In secondo luogo ha stigmatizzato il fatto che il progetto venga reso subito operativo senza alcuna sperimentazione. Tra l’altro, aggiungiamo noi, con ulteriori e forti spese per un cantiere di nuovo aperto a pochi mesi di chiusura dal precedente: non si sarebbe potuto fare tutto prima?

Altro nodo è la perdita di molti posti auto. Qui è noto l’atteggiamento quasi luddista del presidente Stefàno, che ha dichiarato guerra alle auto. Ma, va detto, per molti l’auto è una necessità. Tanto più che i mezzi pubblici sono quelli che sono: è vero – come replica Stefàno –  che la linea 51 passa spesso, ma è altrettanto vero che è insufficiente specie la mattina per assorbire i tantissimi che arrivano in piazzale Appio con la metropolitana linea C. 

Proprio la carenza dei mezzi pubblici, non nel numero ma nell’efficienza, è un’altra delle lamentele giustamente espresse dal vicepresidente del CdQ nel corso della diretta radiofonica.

Roberto Ruvinetti ha infine espresso perplessità per questa eccessiva considerazione della bici quale soluzione di tutti i mali: quante persone possono realmente utilizzare la bicicletta a Roma, specie considerando l’età media sempre più alta della popolazione ed i rischi collegati comunque al mezzo a due ruote?

Stefàno, replicando all’esponente di zona, ha confermato la ferma intenzione di andare comunque avanti, “riorganizzando gli spazi” con i due sensi unici, cioè il flusso di via La Spezia soltanto verso via Magna Grecia e quello di via Taranto verso via Monza, che potrebbe rappresentare il vero “tilt” di tutto il sistema. In via Taranto comparirebbe una corsia ciclabile larga due metri e mezzo, in via La Spezia due corsie.

Stefàno esprime soddisfazione anche per l’allargamento dello spazio verde di largo Brindisi tramite pedonalizzazione dell’attuale collegamento tra via Taranto e via La Spezia. Ma è davvero risibile giudicare quello uno spazio per il relax dei cittadini, considerate le dimensioni e soprattutto la presenza di sfiatatoi e altro arredo per la stazione della metropolitana.

C’è poi la questione di viale Castrense chiusa, che rischierebbe di rendere ancora più pesante l’impatto della rivoluzione viaria. Che utilità c’è per un giardino lungo questa strada nascosta? Non sarebbe più utile sistemare quello prospicente in via Carlo Felice, davvero ridotto male? Eppoi non si creerebbero problemi con la gestione dei due giardini attigui visto che uno ricade nel I Municipio (via Carlo Felice) e l’altro nel VII (viale Castrense)? 

Stefàno ha infine bocciato la proposta della sperimentazione in quanto “richiederebbe interventi fisici importanti, non si possono mettere soltanto ‘due cartelli’” ed ha aggiunto che in viale Castrense si perderebbero posti auto illegali (non è però chiaro perché, per parcheggiare, si debba pagare…).

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