Ci s’interroga sull’aumento vertiginoso dei decessi

vita-e-morteAd essere felici sono soltanto le pompe funebri. L’Istat ha infatti divulgato dati drammatici sul vertiginoso aumento dei decessi in Italia nell’anno che si sta concludendo: dovrebbero essere 67mila i morti in più rispetto al 2014, pari ad un incremento dell’11,3%.

Secondo dati ancora provvisori, che in termini scientifici includono soltanto i primi otto mesi dell’anno, il numero dei morti è passato dai 399mila dello stesso periodo del 2014 ai 445mila del periodo gennaio-agosto 2015 (46mila in più, ma 67mila con la proiezione nell’intero anno). Si è passati, cioè, da una media di meno di 50mila al mese ad una di oltre 55mila. Un’impennata indubbiamente abnorme e preoccupante, che tra l’altro non si vedeva dai tempi dell’ultima guerra mondiale.

Il nodo, però, è nelle cause: si tratta solo di un caso o c’è qualcosa di più inquietante?

C’è chi ricorda come l’estate appena trascorsa sia stata tra le più calde degli ultimi decenni e questo può aver fatto impennare il dato. C’è, invece, chi la butta sul sociale: più povertà, meno prevenzione sanitaria, minori occasioni di cura. Non manca anche una lettura psicologica: ci sono sempre meno mezzi per affrontare i disagi ed è in calo la voglia di vivere, di reagire alle avversità. Un’altra analisi punta il dito sull’inquinamento crescente nelle città, argomento di questi giorni, ma anche sulla qualità dei prodotti alimentari che ci ritroviamo nel piatto.

Di certo, se il fenomeno dovesse trovare conferma anche nei prossimi anni, ci si dovrebbe seriamente interrogare sulle incontrollabili peculiarità del mondo contemporaneo, sempre meno allineato alle caratteristiche naturali della vita.
 
 
 
 
 

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