Sversavano acque inquinate nel Parco della Caffarella, 10 indagati

Acque contaminate dalla salmonella e dall’escherichia coli nel cuore del parco della Caffarella dove i bambini giocano, i cani corrono e runners si allenano. A provocare l’inquinamento, i proprietari di aziende adiacenti alla Valle che ora rischiano il processo con l’accusa di delitto colposo contro la salute pubblica. Secondo il pm Maria Bice Barborini, gli indagati avrebbero sversato le acque reflue dei loro bagni, ma anche quelle industriali, nelle falde del fiume Almone finendo per inquinare il Parco, su cui c’è tra l’altro il vincolo del notevole interesse pubblico. La procura ha chiuso le indagini, dopo aver ricevuto la consegna di una consulenza che ha svelato il grado contaminazione del terreno e del canale.
Picco emergenza nell’aprile del 2016
Sotto il parco, oltre ai batteri, è stata riscontrata la presenza di dosi – ben oltre il limite consentito – di mercurio, zinco, rame e berillo. Il picco di emergenza fu toccato nell’aprile dello scorso anno. Ora la situazione sarebbe tornata sotto controllo. Questa la lista degli indagati: Walter Casagrande e Marco Paccetti, proprietari dello stabilimento Ferom, gestore di rifiuti metallici; Alessio Rossi, responsabili dell’azienda Chita Immobiliare; Marco Risiglione, a capo della “Gastone 13 srl”; Mohammed e Monia Arfaqui, titolari della Carrozzeria Arfaqui; Davide Rastelli, rappresentante legale dell’omonima ditta edile; Eliseo Vacco, proprietario della Steluda, società specializzata nel settore edilizio; Cinzia Pignani, come rappresentante legale della “Romana Recuperi”, indagata insieme Paolo Annibali, socio di fatto dell’impresa. Lungo l’elenco dei reati da cui ognuno degli indagati dovrà difendersi: oltre al delitto colposo contro la salute pubblica, per tutti la procura ritiene che sia configurabile l’aggravante ambientale, l’impedimento di controllo e l’effettuazione di lavori a danno del paesaggio effettuati senza autorizzazioni.
Escrementi umani nascosti
La fotografia del degrado rinvenuto dalla Polizia di Roma Capitale, che ha svolto le indagini, è negli escrementi umani trovati nella latrina creata sotto il pavimento della Ferom. Come specifica il pm nel capo d’imputazione, gli indagati avrebbero inciso sugli equilibri ecogeologici e idraulici del Parco che è un’area protetta, vincolata al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) elaborato dalla Regionale Lazio.

(Fonte Corriere.it)
 
 
 

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