Scala Santa: apertura straordinaria e presentazione dei restauri

Per sessanta giorni i pellegrini potranno percorrere la Scala Santa in ginocchio direttamente sui gradini originari, senza la copertura lignea voluta da Innocenzo XIII nel 1723 e ora in restauro. Potranno inoltre osservare il nuovo volto dei meravigliosi affreschi

Alla Scala Santa, a Roma, si sente la profondità di una devozione che si trasmette tra le generazioni di pellegrini con lo stesso amore. L’attesa è finita per molti che desideravano ripercorrere quei gradini pieni di storia, ritenuti, nel Medioevo, gli stessi del Palazzo Pretorio di Ponzio Pilato a Gerusalemme, saliti da Gesù durante il processo e poi, secondo la tradizione, fatti portare a Roma da Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino. Il restauro, coraggiosissimo, ha messo in evidenza ancor più, sotto la copertura lignea del 1723, i segni del passaggio di chi veniva a chiedere perdono, a dichiarare la sua fede, e con la punta del piede faceva pressione al centro del gradino inferiore per salire, in ginocchio, su quello successivo. Ora i gradini sono lì, ripuliti, nudi, per due mesi privi del tavolato settecentesco, che tornerà dopo il restauro.

Il restauro degli affreschi cinquecenteschi non è solo servito a ridare splendore ai loro colori, ma permette ai fedeli di entrare in contatto con la nostra storia sacra. “Quando guardo Gesù che lava i piedi di Pietro – osserva padre Francesco Guerra, rettore del Santuario della Scala Santa – non contemplo solo l’opera di un pittore, ma anche l’avvenimento”.

I cicli pittorici, che accendono le pareti del Santuario, “diedero traduzione figurativa al Concilio di Trento – spiega il delegato scientifico dei Musei Vaticani Guido Cornini -. Sono anche stati fatti nello spirito della riforma tridentina: semplicità, ma altissima qualità pittorica e compositiva. Chi percorreva in ginocchio questi gradini non soltanto sentiva i segni della sofferenza, unendola a quella di Cristo, ma alzando lo sguardo aveva una catechesi di particolare efficacia”. Un’ascesi spirituale in tutti i sensi.

“E’ un lavoro di squadra, un lavoro di sinergia di personalità e di professionalità diverse – afferma Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani -. Ci sono stati i restauratori, tanti, che si sono avvicendati durante venti anni del complesso dei restauri, gli scienziati che hanno compiuto le indagini nel corso del tempo, gli architetti, i servizi tecnici del Governatorato della Città del Vaticano, i padri Passionisti, il Vicariato”.

Il coordinatore dei restauratori, Paolo Violini, ha messo in evidenza, nel corso della presentazione dei risultati, alcuni dettagli, in particolare le piccole e grandi scoperte. Un lavoro straordinario che ha agito sulle stratificazioni di restauri, sulle velature dovute al fumo di candela, sulla polvere, e sui depositi di altro particellato. Togliendo il tavolato ligneo sono emersi biglietti, monete votive, tutti raccolti e numerati. E sulle pareti le incisioni dei devoti, le piccole storie raccontate da chi è venuto a offrire la sua devozione.

(Vatican News)

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