San Giovanni: quale assetto viario per il “dopocantieri” della metro C?

Quali proposte sottoporre agli organismi competenti per il futuro assetto dell’area compresa tra viale Castrense, via La Spezia e via Taranto dopo l’atteso prolungamento della linea C della Riunione6metropolitana fino a San Giovanni, previsto per il 2018? Per rispondere a questo cruciale interrogativo, che interessa direttamente diverse migliaia di residenti e indirettamente tutta la cittadinanza, i locali Comitati di quartiere San Giovanni, Villa Fiorelli e Via Albalonga hanno indetto una serie di riunioni non solo per confrontarsi su proposte e soluzioni, ma anche per delineare un progetto urbanistico condiviso.

I partecipanti alle tre riunioni, che hanno avuto luogo presso una sala di via La Spezia nel mese di gennaio 2016, hanno espresso innanzitutto la propria avversione alla condizione della viabilità precedente all’apertura dei cantieri della metropolitana quando, fino ad un decennio fa, le strade del quadrante era costantemente sottoposte a forti flussi di traffico, poi ridottisi proprio a causa dei cantieri e dei divieti di transito su via La Spezia. L’orientamento unanime è quello di disincentivare i flussi di traffico e l’uso degli automezzi privati, favorendo scelte sostenibili, come la creazione di piste ciclabili, di aree pedonali e di nuove superfici verdi.

Tre i progetti, redatti da altrettanti tecnici, presentati e analizzati nel corso delle riunioni. Elemento comune dei lavori è soprattutto l’esigenza di garantire una maggiore vivibilità ai cittadini del quadrante, anche per ripagarli della difficile convivenza con un decennio di cantieri aperti sotto casa.

Una sintesi delle proposte è stata raccolta dall’associazione di progettisti “Sottovuoti”, impegnata nella riqualificazione di spazi cittadini (hanno firmato la “risistemazione” urbanistica del Pigneto). I giovani architetti, assecondando i dettami del PGTU, il piano generale del traffico urbano, che prevede l’istituzione di Ztl (Zona a traffico limitato) nel quadrante interessato dall’apertura della nuova stazione San Giovanni della metropolitana C, hanno previsto nel loro progetto la totale chiusura al traffico di viale Castrense (secondo le richieste della Sovrintendenza), una leggera riduzione della carreggiata di via La Spezia per favorire la riduzione del traffico, la chiusura di largo Brindisi e una piccola area verde davanti alle poste di via Taranto.

Il meritorio progetto, che ha trovato l’adesione della maggior parte dei presenti alle riunioni, dovrà però affrontare non solo lo spinoso iter amministrativo, ma anche la realtà quotidiana del traffico. Il nodo principale, infatti, rimane il forte flusso di autoveicoli in uscita costante dalla tangenziale, che con la chiusura di viale Castrense verrebbe convogliato tutto nella minuscola via Nola, frenata da un semaforo a tre scatti nell’incrocio con via La Spezia. Oltre a questo problema di non facile soluzione, un’altra conseguenza concreta è l’ulteriore appesantimento del traffico su piazza dei Re di Roma e le vie limitrofe (in particolare via Cerveteri), con il superplus di veicoli provenienti da via Nola, via Monza e via Aosta.

Un altro aspetto cruciale per questo importante lembo di città, a ridosso del centro storico, riguarda l’area antistante la biblioteca “Mandela” (ex “Appia”), l’Accademia teatrale Scharoff e la scuola “Carducci” in via La Spezia. Un comprensorio, tra l’altro, fortemente penalizzato dall’attività decennale dei cantieri.

La richiesta originaria, sostenuta in particolare dal Comitato San Giovanni, era di pedonalizzare totalmente questo spazio, creando anche un piccolo giardino. Favorendo quindi l’utenza di biblioteca, Accademia teatrale e scuola, ma anche i viaggiatori della metropolitana linea C alle prese con il saliscendi nella stazione di San Giovanni (le due linee della metropolitana non possono essere collegate a causa, tra l’altro, dei differenti sistemi antincendio). La soluzione di una concreta e ampia area pedonale, per quanto di difficile realizzazione, rappresenterebbe davvero un segnale e di svolta e “di rottura” verso quell’andazzo urbanistico, generoso di asfalto e di cemento, che ha creato tanti danni in questa città.

Un’altra questione riguarda i flussi del trasporto pubblico: i comitati evidenziano come, con l’apertura della stazione di San Giovanni e la conseguente soppressione della circolare linea Atac 51 (Lodi-Chigi), dopo quella recente dell’810, il trasporto pubblico in zona rischierebbe il collasso, anche per la proposta di ripristinare il vecchio percorso delle linee 16 e 81 su via La Spezia e largo Brindisi e di lasciare la sola linea 85 su via Taranto. Sarebbe, invece, preferibile adottare, tra i progetti, la soluzione che prevede la chiusura totale del tratto di via La Spezia antistante la scuola “Carducci”, lasciando l’attuale percorso comune delle linee 16, 81 e 85 lungo via Taranto, poi in via Faenza (che potrebbe diventare corsia preferenziale), quindi in via Appia Nuova davanti al negozio Sabatini e alla fermata della metropolitana linea A, che manterrebbe la funzione di nodo di scambio tra una decina di linee (16, 81, 85, 87, 218, 360, 590, 650, 665, 673).

Pur nelle notevoli difficoltà tecniche di mettere mano all’assetto viario di una delle zone più trafficate della Capitale, l’attività dei comitati ha il merito di polarizzare l’attenzione sulla progettualità partecipata con il coinvolgimento dei cittadini della zona, che sicuramente dovrebbero avere più voce in capitolo rispetto a funzionari pubblici “calati dall’alto”.

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Una risposta a San Giovanni: quale assetto viario per il “dopocantieri” della metro C?

  1. Alex scrive:

    15 persone riunite in un seminterrato hanno deciso per 15000? E soprattutto, chi ha deciso che questo progetto sia meritorio?
    Restringere carreggiate e creare ostacoli alla circolazione non fa sparire il traffico, semplicemente lo sposta altrove. Di fatto, la sistemazione “meritoria” qui paventata esiste già, dal momento che l.go Brindisi e i tracciati iniziali di via Taranto e via La Spezia sono impediti al traffico, il primo totalmente, i secondi parzialmente. In aggravio di ciò ci troveremmo anche viale Castrense chiusa. I benefici? Per chi abita nei palazzi interessati dalla “meritoria” risistemazione sicuramente molti, in primis un sostanziale miglioramento del comfort abitativo oltrechè, naturalmente, una significativa rivalutazione delle proprietà. Ma per gli altri? Non cambia niente rispetto ad oggi: tutto il flusso dalla Tangenziale est continuerà a insistere nella già satura ed invivibile piazza Re di Roma, o in alternativa su via Taranto per poi infilarsi nel collo di bottiglia della piccola via Rimini e intasare, casomai fosse possibile ancora di più, l’incrocio di piazzale Appio. Ovviamente con la chiusura di viale Castrense il flusso di traffico insistente su questo tratto andrebbe considerato almeno doppio, venendo a mancare un importante bypass che consente di assorbire la coscipua mole di veicoli che la Tangenziale sputa ad ogni ora del giorno.
    Su questo avete riflettuto o no? O semplicemente a chi abita ai numeri bassi di via Taranto e via La Spezia non interessa granchè di quello che succede 100 metri più dietro?

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