Rapporto Fipe sulla ristorazione: i romani amano mangiare fuori casa

Decresce in Italia il numero di bar e ristoranti nel 2018. E’ quanto emerge nel Rapporto annuale della Fipe sulla ristorazione, illustrato oggi a Roma.

Nel dettaglio, secondo l’elaborazione della Fipe, Federazione dei pubblici esercizi, su dati Infocamere, nel 2018 il Lazio ha perso 1.279 servizi di ristorazione, 545 bar e 719 attività di ristorazione mobile nonché 15 attività tra forniture a mense e catering quale saldo tra le nuove iscrizioni e le cessazioni.

A fine 2018, nel Lazio risultavano 21.346 imprese tra ristoranti e attività di ristorazione mobile e 15.697 bar. In media, così come a livello nazionale, chiudono più o meno il doppio degli esercizi rispetto alle aperture.

I dati del Rapporto Fipe confermano, al di là della contrazione, la netta propensione di tutti gli italiani per la ristorazione: si legge che sono quasi 10 milioni (il 18,5 per cento) i connazionali che cenano al ristorante almeno due volte a settimana, circa la metà quelli che quotidianamente pranzano fuori casa, mentre ogni giorno sono circa cinque milioni gli italiani che fanno colazione al bar. La spesa totale in bar e ristoranti nel 2018 è stata pari a 86 milioni di euro nel 2019.

Una crescita che ha ricadute positive sull’intera economia italiana e in particolare sulla filiera agroalimentare. Ogni anno, infatti, la ristorazione acquista prodotti alimentari per un totale di 20 miliardi di euro, andando a creare un valore aggiunto superiore ai 46 miliardi, il 34 per cento del valore complessivo dell’intera filiera agroalimentare.

Nonostante il saldo negativo nei numeri, che incide soprattutto nei bar che soffrono la concorrenza di paninoteche, kebab e (finti) take away di ogni genere, il settore della ristorazione conferma una sua vitalità che si riflette sull’occupazione: nel comparto lavorano 1,2 milioni di addetti, di cui il 52 per cento donne e in maggioranza giovani. In dieci anni la crescita degli occupati è stata di ben il 20 per cento.

Del resto la ristorazione italiana è regina anche a livello internazionale: la rete dei ristoranti autenticamente italiani fuori dal nostro Paese ne conta ben 2.200.

“Il mondo della ristorazione è un grande asset della nostra economia e un patrimonio, anche culturale, del Paese – sottolinea il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani. “I dati parlano chiaro: con 46 miliardi di euro siamo la prima componente del valore aggiunto della filiera agroalimentare. E il comparto continua a crescere grazie ad un’offerta che evolve in segmentazione dei format commerciali, in qualità dell’offerta gastronomica e in professionalità. I milioni di turisti che arrivano in Italia mettono proprio bar e ristoranti tra le cose che maggiormente apprezzano del nostro Paese”.

Nonostante la sperimentazione degli chef televisivi abbia raggiunto in questi anni livelli record, ciò che attira in maniera sempre più marcata i consumatori all’interno dei ristoranti è la tradizione. Il 50 per cento degli intervistati da Fipe, infatti, cerca e trova nei locali che frequenta un’ampia offerta di prodotti del territorio, preparati con ricette classiche, ma non solo. Tutti, o quasi, concordano, però su un punto: è fondamentale sapere ciò che si mangia. Il 68,1 per cento dei clienti quando entra al ristorante, per prima cosa si informa sulla provenienza geografica dei prodotti, il 58,5 per cento sui valori nutrizionali dei piatti e il 54,5 per cento sull’origine e la storia di una ricetta.

Il rovescio della medaglia, che investe anche il Molise, è rappresentato dall’ elevato tasso di mortalità imprenditoriale: dopo un anno chiude il 25 per cento dei ristoranti; dopo tre anni abbassa le serrande quasi un locale su due; dopo cinque anni le chiusure interessano il 57 per cento di bar e ristoranti.

Non manca, poi, l’abusivismo commerciale, che determina concorrenza sleale.

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