Primo giorno di scuola, “il decalogo della mamma stronza”

Abbiamo voluto pubblicare questo articolo della blogger Stefania Croce perchè riassume in modo chiaro e diretto l’impatto con il primo giorno di scuola vissuto da una mamma. Si potrebbe applicare a molte mamme che in questi giorni fanno i salti mortali per portare i loro pargoli nelle varie scuole del nostro quartiere.

 

IL DECALOGO DELLA MAMMA STRONZA

Ovvero. Le 10 regole che devi conoscere se vuoi avvicinarti a me davanti a scuola.

.1. Il primo giorno di scuola sono maledettamente euforica. Ho passato tre mesi estivi da incubo in cui ogni giorno era la roulette russa del “dove li piazzo”. La scuola è un porto sicuro dove so che i figli staranno al caldo imparando qualcosa che gli servirà il giorno dopo. Non chiedermi di piagnucolare con te.

.2. Il cortile della scuola non è un salotto e non mi scucirai più di tre parole di seguito. La planata in quinta che eseguo con doppio salto carpiato per portare o riprendere i bambini è frutto di un incastro perfetto di eventi in cui la tua chiacchiera su come la maestra intona la lezione è fuori luogo.

.3. La maestra non si discute. La maestra è la legge. Se lo dice la maestra è vero. Faccio l’estetista, non ho la laurea in “sopportazione sei-diecienni” pluristellata, dunque non so a memoria il cosiddetto /programma\. Se la maestra decide di iniziare dalle frazioni quantistiche faccia pure. Solo perché sopporta una classe intera di bambini, è una santa.

.4. I compiti esistono. Le lamentele sui compiti mi fanno uscire l’herpes. Valutando come sono i ventenni di oggi, che coniugano un congiuntivo su sette, le ore di compiti dovrebbero essere almeno il doppio di quelle attuali. Vi dico una cosa: di morti per compiti non ne sono registrati.

.5. Le chat di classe le odio. Sono un’invenzione abominevole di madri pazze. Iniziano magari bene, ma poi diventano l’ennesimo strumento di condivisione di link e auguri, di cui, onestamente, faccio volentieri a meno.

Bannatemi.

.6. La polemica sul grembiule ogni anno. Non esiste più. Dobbiamo farcene una ragione. Il problema qua è che le mamme vestono i pargoli come per andare a un matrimonio e temono la riga di inchiostro sulla camicia D&G. Allora: o insegnate ai bambini a stare marmorei nel banco nella posizione del mimo di Piazza di Spagna, oppure lasciate che si rilassi con un abbigliamento meno formale. Son bambini, dai…

.7. La gita. Se non la fanno la scuola fa schifo. Se la fanno la scuola sta esagerando. In ogni caso è una tragedia. Che si conclude con i saluti in stile Titanic sotto il finestrino del pullman e selfie con l’autista. Becero tentativo di averne un’immagine nel caso probabilissimo in cui stia portando il figliolo a sperdere. La gita esiste. La gita si fa. Non muore nessuno.

.8. I regali alle maestre.

Cooosaaaa???

.9. Il materiale scolastico. Che si sappia: io non etichetto più niente. Le notti passate a far stare nome e cognome su micro matite sono finite. Dico ai miei figli: le tue son quelle senza etichetta. Se perdono qualcosa, diventa di tutti. Imparino ad arrangiarsi un po’ e a distinguere le loro cose. Va da se che se tuo figlio perde la biro non mi devi stolkerare ogni mattina. Aveva l’etichetta? Alloracercala.

.10. La piaga scolastica. Arriverà anche quest’anno. E sarà panico. I PIDOCCHI. Se mio figlio prende i pidocchi viene trattato adeguatamente con la fiamma ossidrica. L’istante della scoperta corrisponde alla comunicazione alla scuola. Se tutti facessimo così sarebbe più facile debellarli. Invece le chicmamme non ne fanno parola ( temo siano quelle del grembiule) e l’invasione continua. Detto questo, se anche non parliamo di pidocchi dal 12 settembre al 10 giugno, mi fate un favore, perché mi sto già portando via il cuoio capelluto.

Mi vengono in mente altre cinque o sei cose ma ho intitolato decalogo e tale rimane.

Detto questo.

Ci vediamo domattina.

Occhio …

 

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14 risposte a Primo giorno di scuola, “il decalogo della mamma stronza”

  1. Mario scrive:

    Si vede che non hai conosciuto certe maestre. Io ho vissuto una che insulta i bambini e lì tratta a pesce in faccia. La maestra si discute eccome.

    • Bruno Pacini scrive:

      E allora se lo meritano. Ad ogni modo si discute tra adulti e davanti a tuyo figlio non devi minarne l’autorità. La FIGURA ISTITUZIONALE dell’insegnante è sacra, la persona che lo interpreta può essere messa indiscussione, ma nelle sedi e nei modi opportuni.

    • stefania scrive:

      e te pareva? c’è sempre il genitore che conosce il peggior insegnante del mondo.

  2. Caterina scrive:

    E’ una mamma giusta, non stronza!ordine e disciplina ma soprattutto serietà… soprattutto da parte delle mamme che non sanno cosa fare e allora trovano il tempo e il luogo per spettegolare su aria fritta invece di seguire i propri figli nel dovere scolastico.

  3. Luigi Orabona scrive:

    L’Ettologo degli animali per l’alunno

    di Luigi Orabona

    1. Regola degli avvoltoi: i compiti che puoi fare oggi, non rimandarli al poi.

    2. Regola del babirussa: non si entra in un’altra classe, se prima non si bussa.

    3. Regola della balena: quando studi e fai i compiti, fallo sempre di buona lena.

    4. Regola del barbagianni: a nessuna cosa in classe devi tu causare danni.

    5. Regola del barbo: rivolgiti agli altri scolari sempre con garbo.

    6. Regola del barbuto: ogniqualvolta vieni ripreso, non fare il sordomuto.

    7. Regola del bardotto: solo se studi a più non posso, diventerai dotto.

    8. Regola della bavosa: quando corri in classe, puoi farti male contro ogni cosa.

    9. Regola delle beccacce: né a casa né a scuola si possono dire parolacce.

    10. Regola dei biacchi: se non hai un titolo di studio, subirai solo smacchi.

    11. Regola della biscia: chi fa il lazzarone non può passarla liscia.

    12. Regola dei buoi: cerca sempre d’impicciarti soltanto dei fatti tuoi.

    13. Regola del caimano: se un compagno è in difficoltà, non esitare a dagli una mano.

    14. Regola dei cammelli: non si prendono gli insegnanti per i fondelli.

    15. Regola del canguro: né per gioco né per rabbia si danno calci contro il muro.

    16. Regola del capodoglio: in classe ti è assolutamente negato di dire: “Voglio”.

    17. Regola del capriolo: o collabori con i compagni oppure lavori da solo.

    18. Regola del cardellino: puoi gettare le carte unicamente nel cestino.

    19. Regola delle carpe: è da ineducato togliersi in classe le scarpe.

    20. Regola del casuario: quando scrivi, consulta sempre il dizionario.

    21. Regola della cavalletta: ai compagni indisciplinati non dare mai retta.

    22. Regola del cinghiale: se disturbi e non studi, per te finisce male.

    23. Regola del ciuffolotto: “Studiare sempre e bene” deve essere il tuo motto.

    24. Regola del coniglio: tieniti lontano dagli scherzi almeno un miglio.

    25. Regola della cornacchia: non si viene a scuola, sperando di fare la pacchia.

    26. Regola del corvo: se vieni rimproverato, non fare lo sguardo torvo.

    27. Regola della cozza: non devi rendere nell’aula alcuna cosa sozza.

    28. Regola della crocidura: solo se sei discolo, non dai peso alla bocciatura.

    29. Regola del culbianco: durante la lezione, stai attento e composto nel tuo banco.

    30. Regola del delfino striato: parla soltanto quando sei interrogato.

    31. Regola del dodo: cerca di essere sempre un bambino ammodo.

    32. Regola del dromedario: segna sempre i compiti per casa sul diario.

    33. Regola degli elefanti: ama e rispetta sempre i tuoi insegnanti.

    34. Regola del formichiere: non prendere alla leggera le lingue straniere.

    35. Regola della fregata: non appropriarti di roba che non ti è stata regalata.

    36. Regola del fringuello: quando è maltempo, vai sempre a scuola con l’ombrello.

    37. Regola del furetto: non usare la lavagna per giocare col gessetto.

    38. Regola dei gabbianelli: non è affatto educato fare disperare i bidelli.

    39. Regola della gallina: ogni giorno si arriva in orario la mattina.

    40. Regola del gatto: solo se hai studiato, puoi fare il compito esatto.

    41. Regola della gazzella: tutto ciò che non usi tienilo dentro la cartella.

    42. Regola del ghiro: i compagni si rispettano e non si prendono in giro.

    43. Regola della gru: quando fai il compito, parla di meno e lavora di più.

    44. Regola del gufo: durante la lezione, non dire mai: “Sono stufo!”

    45. Regola della iena: devi sapere che non si parla con la bocca piena.

    46. Regola della latimeria: segui un metodo di studio in ogni materia.

    47. Regola del leone: ti conviene studiare ogni giorno la lezione.

    48. Regola del licanoto: solo chi studia abbastanza può prendere un bel voto.

    49. Regola del lodolaio: per studiare bene, di ore ne occorrono almeno un paio.

    50. Regola del lombrico: considera l’insegnante sempre un tuo amico.

    51. Regola del luccio: ricòrdati che a casa non si lascia mai l’astuccio.

    52. Regola del mamba: con l’uso del computer diventerai più in gamba.

    53. Regola del marabù: chi comanda in classe certamente non sei tu.

    54. Regola del marasso: impari di più e meglio, se stai attento e non fai chiasso.

    55. Regola della marmotta: se non lo sai, prima dello studio viene la condotta.

    56. Regola della medusa: se offendi un compagno, chiedigli subito scusa.

    57. Regola del merlo: ciò che ti serve a scuola in cartella devi tenerlo.

    58. Regola del moscone: non puoi metterti a scuola a fare il piagnucolone.

    59. Regola dell’oca: devi sapere che in classe non si dorme e non si gioca.

    60. Regola dell’orso: è un gran villano chi al compagno dà un morso.

    61. Regola della palamita: nella bocca e nel naso non si mettono le dita.

    62. Regola del pangolino: sulla lavagna si cancella sempre col cassino.

    63. Regola della pantera: ti viene sconsigliato di fare i compiti di sera.

    64. Regola della perla: solo se prima ti guadagni una lode, dopo puoi averla.

    65. Regola del pesce: senza il permesso dell’insegnante dalla classe non si esce.

    66. Regola del pesce balestra: non ti è permesso lanciare carte e oggetti dalla finestra.

    67. Regola del pesce dorato: a chi ti fa imparare devi essere sempre grato.

    68. Regola del pettirosso: se non studi e marini la scuola, non sarai promosso.

    69. Regola del pidocchio: non s’infilano al compagno né penne né matite nell’occhio.

    70. Regola del piovanello: è pericoloso tirar di scherma col righello.

    71. Regola del pipistrello: se fai le puzze in classe, non sei altro che un porcello.

    72. Regola della pitta: della bontà degli insegnanti non ci si approfitta.

    73. Regola della platessa: quando si sta in fila, non bisogna fare ressa.

    74. Regola del procione: a casa e a scuola ci si lava sempre col sapone.

    75. Regola della quaglia: contro i compagni per scherzo mai niente si scaglia.

    76. Regola della raganella: solo se studi con grande impegno, avrai un’ottima pagella.

    77. Regola del ragno: sei pregato di badare a te e non al compagno.

    78. Regola del ratto lunare: a casa, avvisi e note vanno sempre fatti firmare.

    79. Regola del reso: evita di agitarti troppo, specialmente quando sei preso.

    80. Regola del riccio: non ti è consentito in classe di fare alcun capriccio.

    81. Regola dello scarabeo: esigi tutto ciò a cui ha diritto l’alunno europeo.

    82. Regola dello scimpanzé: il compito non si copia, ma lo si fa da sé.

    83. Regola degli scoiattoli: non portare a scuola né figurine né giocattoli.

    84. Regola dello scorpione: studia quanto occorre, anche se ti danno del secchione.

    85. Regola del serpente: l’insegnante quasi sempre perdona chi si pente.

    86. Regola dello sparviero: con i compagni e gli insegnanti sii sempre sincero.

    87. Regola dello stambecco: quando l’insegnante spiega, stai attento e chiudi il becco.

    88. Regola dello storione: l’ha sempre pagata chi ha voluto fare il birbone.

    89. Regola del tabuso: non sperare che l’insegnante tolleri qualche tuo abuso.

    90. Regola del tonnetto: soltanto se ti scappa, puoi andare fuori orario al gabinetto.

    91. Regola del toporagno: solo durante la ricreazione cerca di andare al bagno.

    92. Regola della triglia: chi è educato sa che dietro le porte non si origlia.

    93. Regola della trota: se disturbi o non studi, ti sta bene una bella nota.

    94. Regola del tucano: se giochi con le mani, non puoi essere che un villano.

    95. Regola degli uccelli mugnai: renditi sempre conto di tutti gli errori che fai.

    96. Regola della verdesca: soprattutto in strada deve essere disciplinata la scolaresca.

    97. Regola della vigogna: solo chi non è educato, se ripreso, non si vergogna.

    98. Regola della viverra: chi è disciplinato, non gioca in classe a fare la guerra.

    99. Regola della volpe: non cercare di addossare agli altri le tue colpe.

    100. Regola della zanzara: in classe ti è sempre vietato di fare cagnara.

  4. Luigi Orabona scrive:

    Primo giorno di scuola

    Questa mattina le strade
    si presentavano invase
    da frotte di bambini:
    con il candido colletto
    sul grembiule ben stirato
    e la cartella piena zeppa
    di libri e di quaderni,
    si mostravano essi impazienti
    di far ritorno ai vecchi banchi.

    C’era là che li attendeva
    qualche bel ricordo ancora,
    come una lode del maestro
    o il caro incontro di un compagno.

    Intanto che verso scuola
    si dirigevano ansiosi,
    lungo gli ampi marciapiedi
    quasi tutti saltavano felici
    e riempivano ogni strada
    di vocii chiassosi.

    Soltanto i piccoli primini,
    stretti alle loro mamme,
    apparivano titubanti:
    con le lacrime agli occhi,
    si preparavano alcuni a dare
    i loro primi passi
    nel cammino del sapere.

    http://www.luigiorabona.com/

  5. Luigi Orabona scrive:

    Primo giorno di scuola

    Questa mattina le strade
    si presentavano invase
    da frotte di bambini:
    con il candido colletto
    sul grembiule ben stirato
    e la cartella piena zeppa
    di libri e di quaderni,
    si mostravano essi impazienti
    di far ritorno ai vecchi banchi.

    C’era là che li attendeva
    qualche bel ricordo ancora,
    come una lode del maestro
    o il caro incontro di un compagno.

    Intanto che verso scuola
    si dirigevano ansiosi,
    lungo gli ampi marciapiedi
    quasi tutti saltavano felici
    e riempivano ogni strada
    di vocii chiassosi.

    Soltanto i piccoli primini,
    stretti alle loro mamme,
    apparivano titubanti:
    con le lacrime agli occhi,
    si preparavano alcuni a dare
    i loro primi passi
    nel cammino del sapere.

  6. Beatrice scrive:

    Sei un genio! Risate a parte quello che hai scritto è fantastico.

  7. Francesca scrive:

    Un mito!

  8. Franci scrive:

    Il punto 9 e il punto 3 sono in contrasto: è la maestra a ordinare le etichette, dunque, per coerenza al punto tre la mamma stronza passi le notti a scrivere i nomi sulle matite e muta. Oppure cambi asilo, come me.

  9. Roberta scrive:

    Alcune cose sono più che condivisibili, altre assolutamente no!
    La scuola non è un posto dove lasciare i figli perché non so dove metterli.
    La scuola è un’altra cosa e non nasce per tenere i figli perché siamo al lavoro!
    Il problema esiste, non c’è dubbio, ma non si può confondere la mancanza di strutture adeguate dove “riporre” i figli in luogo sicuro, dal luogo adibito all’insegnamento. Se lo vediamo così, scadrà sempre di più!
    Le insegnanti non sono babysitter, nè tantomeno tutrici di nessuno, sono insegnanti e smettiamola di pensare che debbano sostituirci perché noi lavoriamo.
    Creiamo luoghi sicuri dove lasciare i figli durante il nostro lavoro, una volta che questi hanno finito la scuola.
    E smettiamola di assecondare questo malcostume tutto italiano di pensare che gli insegnanti debbano fare quello che diciamo noi, perché ne abbiamo la necessità.
    Allora lasciamoli nello studio di un avvocato, o di un medico perché quello è un luogo sicuro: sono professionisti tanto quanto gli insegnanti, e quindi possono essere trattati come loro. Giusto?
    Anzi, aggiungo, loro guadagnano ben di più e gli viene riconosciuto tutto. Allora che ci tengano i figli!
    Forse sarebbe ora di non scaricare tutto su questa categoria già fin troppo strumentalizzata da tutti quelli che cercano un capro espiatorio, ma di pensare al bene dei nostri figli in una società che è cambiata e che vede le donne non più a casa (per necessità soprattutto), ma a fare ogni sorta di lavoro per sbarcare il lunario.
    Magari adeguiamoci a paesi già più evoluti di noi su questo campo, come la Germania, ma copiando tutto, compreso stipendi, ore effettive frontali, strutture scolastiche e personale addetto.
    Chissà che finalmente non saremo più il paese delle banane.

    • Arianna scrive:

      Roberta, immagino che alla sua di scuola, non dei suoi figli, proprio la sua propria scuola di vita, peraltro sicuramente più evoluta delle nostre, non abbiano insegnato il senso dell’ironia. Peccato per Lei.

      Godibilissima lettura, invece, il post. Complimenti!

  10. Marina Reds scrive:

    Approvo quasi tutto. Non mi scandalizzano le mamme che sono sollevate dal lasciare i figli a scuola ed avere qualche momento per se. Io ero cosi’. Di fondo, l’operato delle maestre deve rientrare nelle mie categorie di valori. Se mortifichi e umili i bambini o urli sempre o fai discriminazioni e mobbing (al mio secondo figlio e’ successo!), io ti combatto a viso aperto. Se agisci secondo giustizia e sei severa ed equilibrata a me va bene e ti sostengo.

  11. roberta scrive:

    Re-iniziata è già la scuola,
    la famiglia un po’ più sola,
    dai piccini viene orbata,
    penserà “che gran figata!”
    Dal mattin fino alla sera,
    tempo pieno sì, si spera,
    ma se siamo noi i terroni,
    i bambin vanno dai “noni” (licenza poetica)
    Quel che bramo e quel che spero
    in un centro cittadino,
    e lo dico vero vero,
    “se cammina è un bel bambino”
    Non portatelo su ruote
    fino a dentro nel suo banco
    che se tien le gambe immote
    poi diventa adulto e stanco.
    Anche il traffico risente,
    e dei calckson, e della gente.
    Cari giovan genitori,
    ora uscite voi dai cori,
    date lor la libertà
    che l’infanzia poi s’en va!

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