Preso il picchiatore della pensionata di via Taranto

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Anche dal letto d’ospedale – intervistata dal Corriere – Elena Giordano aveva raccontato come, poche ore prima del pestaggio del quale è rimasta vittima la sera del 16 gennaio scorso per mano di un uomo incappucciato, si era sentita per l’ennesima volta per telefono con Daniele l’idraulico per la sostituzione di un termosifone. Un intervento programmato da alcuni giorni nel condominio di via Taranto, a San Giovanni, ma non autorizzato dalla ditta per la quale lavorava l’operaio, con un contratto a tempo determinato. E infatti Daniele Iodice, 31 anni, di Marino, era ricorso secondo i carabinieri a quell’escamotage per poter tornare a casa dell’anziana donna per derubarla due giorni prima del suo compleanno. Lunedì scorso il trentenne è stato arrestato dagli investigatori della compagnia Piazza Dante e il provvedimento è stato convalidato mercoledì dal gip. Ora Iodice si trova a Regina Coeli, accusato di rapina aggravata e lesioni: quella sera ha pestato a sangue l’ottantenne che gli aveva aperto la porta di casa convinta che fosse passato a portarle il calorifero per il quale gli aveva dato tre giorni prima 130 euro per acquistarlo.

«Grazie, avevo paura che potesse ripresentarsi e picchiarmi di nuovo», ha detto commossa la signora Elena ai carabinieri, che l’hanno accudita fin dai primi momenti dopo il pestaggio, quando le hanno comunicato di aver catturato il rapinatore.

A incastrare il trentenne, che ha ammesso di aver aggredito l’anziana, sono state le intercettazioni ambientali nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri dove qualche giorno fa è stato convocato per essere sentito come ultima persona con la quale la vittima aveva parlato per telefono prima della rapina, con la compagna e il padre di lei. È stata la donna, messa al corrente dei sospetti sul convivente, a convincerlo a confessare. I carabinieri, d’altra parte, il quadro di quello che era accaduto quella sera ce l’avevano già ben chiaro: le celle telefoniche avevano agganciato il telefonino dell’aggressore sotto casa della vittima anziché a Marino dove lui aveva detto di trovarsi dopo aver smesso di lavorare alle 18.

E poi a insospettire gli investigatori durante il sopralluogo nell’appartamento al quinto piano era stato quell’unico cassetto del comò in camera da letto aperto dal bandito per arraffare soldi, una spilla e un paio d’orologi, come se già sapesse dove trovare il bottino. E in effetti Iodice – come emerge dai riscontri investigativi -, già impegnato in lavori condominiali nel palazzo con la ditta (estranea ai fatti), il 13 gennaio si era presentato a casa della signora Elena inventandosi un problema al termosifone e chiedendole i 130 euro per comprarlo: in quell’occasione aveva visto la pensionata che apriva il cassetto per prendere i soldi.

Per chi indaga il trentenne non sarebbe però un criminale abituale – nonostante qualche precedente di polizia -, ma la violenza brutale con la quale si è avventato sull’ottantenne sarebbe più legata a un impellente bisogno di denaro, che lo ha spinto a massacrare di botte l’unico ostacolo fra lui e quel cassetto. «È stato un momento di debolezza, mi servivano dei soldi, lo stipendio finisce subito», si sarebbe giustificato l’arrestato.

(Fonte Corriere della Sera)

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