OPINIONI / L’utopia è di casa in alcuni comitati di quartiere a San Giovanni…

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Viale Castrense di fatto inutilizzata per assorbire il traffico della Tangenziale (riversato su via La Spezia e via Monza). Presto potrebbero sparire anche i parcheggi per “salvaguardare” le Mura Aureliane (ridotte malissimo a causa delle piante infestanti…).

Come rendere utopica e quindi irrealizzabile una legittima battaglia per una migliore qualità della vita? Ci stanno pensando da anni alcune associazioni di zona con il supporto di qualche consigliere del municipio che vive ben lontano da San Giovanni. Stanno infatti proponendo (e riproponendo) da un’infinità di tempo un’idea degna di un film fantascientifico: trasformare San Giovanni in una sorta di “Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch, una mega-isola ambientale con moltiplicazione di alberi, spazi verdi, piste ciclabili, benessere, linee tranviarie che spunterebbero come funghi e soprattutto – questo sì – chiusure di strade al traffico con drastica riduzione dei parcheggi.

Nonostante il progetto, nella sua complessità, appaia decisamente irrealizzabile in una zona semi-centrale di Roma, forse più adatto per un territorio altoatesino, i “sognatori” (che si assottigliano di numero ad ogni proposta imbarazzante per gli stessi membri dei sodalizi) continuano ad insistere con indicazioni impraticabili e inattuabili che finiscono – tra l’altro – per generare effetti contrari: proprio perché un’idea è obiettivamente irrealizzabile, le amministrazioni attuano soluzioni alternative che equivalgono – quasi sempre – a cementificazione (basti vedere com’è ridotto largo Brindisi), riduzione del verde (via Appia Nuova, tra piazzale Appio e piazza dei Re di Roma ne è un esempio), taglio di linee pubbliche (presto diremo addio al 51 e all’81 su via La Spezia), ecc. Cioè, anziché cercare di ottenere il minimo, si punta all’irrealizzabile: basta considerare che tra le proposte di un comitato rientra addirittura la chiusura al traffico di piazza San Giovanni in Laterano. Tutto vero, ahinoi.

In effetti queste associazioni o comitati, la cui rappresentanza della gente di quartiere è tutta da dimostrare, continuano saltuariamente a partecipare a tavoli istituzionali, a scrivere documenti, a rivendicare processi partecipativi – con linguaggio un po’ demodè – di cui non abbiamo notizia. Sappiamo solo che il loro trasformismo politico è l’unica cosa che riesce loro bene: Pd, Cinque stelle, Liberi e uguali e così via.

Certo, è innegabile che la zona di San Giovanni soffra di criticità crescenti. Così come gran parte di Roma, del resto. E’ davanti agli occhi di tutti. La carenza di verde pubblico nei nostri quartieri è sicuramente un vulnus innegabile, accentuato tra l’altro dai cantieri della metro C che hanno falcidiato gli spazi verdi, dai giardini di via Sannio a quelli di piazzale Ipponio. La mobilità di superficie continua a presentare nodi difficili da sciogliere, che la chiusura di una strada come viale Castrense per fare contento qualche radicalchic che gira in taxi o con auto istituzionali potrebbe soltanto peggiorare. Ma riteniamo davvero inutile lanciare progetti ambiziosi quando un’amministrazione non riesce a gestire l’ordinario: a cosa serve recintare lo spazio verde di viale Castrense quando, in parallelo, il (fu) giardino di via Carlo Felice è ridotto ad una cloaca (nonostante la meritoria opera di alcuni volontari), tra immondizia che staziona per settimane, cani che vagano in zone dove non dovrebbero stare, alto tasso di delinquenza (basta parlare con qualche tutore dell’ordine di piazza Dante per rendersene conto) e un mercato abusivo quotidiano che ogni mattina presenta il peggio in fatto di prodotti di dubbia provenienza.

La situazione non è migliore nella manutenzione delle Mura Aureliane, con piante infestanti mai rimosse, nella potatura assente degli alberi (la soluzione, il più delle volte, è la totale asportazione, com’è avvenuto di recente con i pini di via Appia Nuova), nella gestione del manto stradale (buche perenni) e così via, in un elenco infinito che tutti conosciamo.

A fronte di ciò qual è la priorità per questo sparuto gruppetto di animatori delle coscienze? Salvaguardare le Mura Aureliane chiudendo viale Castrense. Proprio così. Nonostante in zona ci sia un’opposizione dilagante al progetto da parte dei residenti, che ha già incluso raccolte di firme e adesioni in scuole, condomini, negozianti. Eppure questo drappello di associazioni, i cui componenti quasi sempre abitano altrove e sulla cui bontà delle carte sociali ci sarebbe forse da aprire un’inchiesta – continua ad insistere da anni con la stessa cantilena.

Ognuno di noi vorrebbe un quartiere più verde, con meno traffico, meno macchine, più bici, tanti mezzi pubblici e una fioritura di piste ciclabili. Ma non siamo a Bolzano. Occorre essere realisti e cercare di ottenere risultati a beneficio dei cittadini della zona e non delle ideologie vetero-ambientaliste di qualche guru avanti con gli anni.

Per comprendere la “bontà” delle loro proposte, basta citarne qualcuna, scritta nero su bianco:

– realizzazione di dossi rialzati per limitare la velocità dei veicoli (sappiamo quanto siano pericolosi per ciclisti e motociclisti);

– creare “isole salvagente” a centro strada, quando è noto che anche queste sono pericolosissime per il traffico su due ruote;

– riduzione del numero e della larghezza delle carreggiate per le auto private e loro canalizzazione (si pensi agli imbottigliamenti per il carico e scarico di merci, o per auto in doppia fila o altro ancora);

– aumento dello spazio per il marciapiede e per i percorsi ciclabili in sede propria (perché sappiamo che le bici costituiscono la maggioranza tra i mezzi di spostamento… sic);

– riduzione dei parcheggi per disincentivare l’uso delle automobili (e chi deve andare a lavorare alle 5 di mattina a Trigoria come farebbe?);

– posizionare telecamere fisse (Autovelox) in città e istituzione della “zona 30”, cioè con il limite di velocità a 30 chilometri all’ora (che, è noto, aumenta il tasso di inquinamento).

Poi ci sono proposte per specifiche zone.

Una riguarda l’attivazione di un tram tra Pigneto e Termini, come se il problema del traffico sia concentrato tra questi due quartieri. Un’altra la riconversione dell’ex deposito dell’Atac di piazza Ragusa in una stazione delle biciclette a servizio del quartiere che favorisca l’intermodalità per chi va o proviene dalla Stazione Fs Tuscolana e alle vicine stazioni Metro A di Ponte Lungo e Re di Roma (ma sanno che tutto ciò è stato superato grazie alle bici diffuse, controllate con Gps?). Chiedono una corsia preferenziale protetta per gli autobus in via Monza (dove è rimasta la sola linea 649, che passa anche ogni mezzora): ciò provocherebbe il dimezzamento della corsia riservata alle auto, con conseguenze immaginabili. In via Taranto propongono un’altra corsia preferenziale da via Faenza a via Monza, che sarebbe in realtà interrotta da due traverse in pochi metri (via Rimini e via Cesena).

Ce n’è anche per la strettissima via Caltagirone, con la proposta di trasformarla a doppio senso, mentre per via Acireale si consiglia di limitarla al traffico locale.

Dulcis in fundo: demolizione del tratto sopraelevento della Tangenziale Est da largo Passamonti a viale Castrense.

Secondo noi chi propone queste cose non dovrebbe nascondersi dietro sigle di comitati generici ma inserire il proprio nome e cognome per rischiare di persona il pubblico ludibrio…

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