Monica Lozzi, dai sogni lustrinati di Cinecittà a quelli no-euro di Paragone

Per il settimo municipio di Roma non c’è pace. In particolare quella fetta di questo enorme territorio più prossima a San Giovanni, quella che un tempo si chiamava “nona circoscrizione”, ha avuto esistenza politica burrascosa. Presidenti molto criticati, cambi di casacche, gestioni spesso fallimentari in parallelo a quartieri sempre più decadenti, con scarsa manutenzione e poche idee per un reale rilancio. La rituale scusa: mancano i soldi. In realtà i fondi, per quanto spesso pochi, sono puntualmente finiti nelle tasche di “fornitori” molto presenti negli uffici di villa Lazzaroni, in cerca della puntuale questua. E dai meriti non certo esaltanti.

Ora il VII Municipio, quel mostro urbanistico da oltre 300mila residenti e quasi 400mila abitanti, territorio che mette insieme quartieri distanti decine di chilometri e realtà sociali dalle enormi differenze, torna alle cronache nazionali per “lo strappo” della sua presidentessa da quello che fu il suo partito di riferimento, il Movimento Cinque Stelle. Da organizzazione di discontinuità, a cominciare dall’iperfrequentazione del web, a partito in ormai lunga decadenza e agonia. Con una sola speranza: “Giuseppi” Conte.

Così Monica Lozzi, romana d’origini calabresi, laurea in sociologia con 104/100 dopo il diploma scientifico al liceo “Maiorana”, una vita nell’organizzazione del “Derby del cuore”, (creatura paterna), ha sbattuto la porta in faccia ai suoi coinquilini. Ed ha annunciato, attraverso l’immancabile pagina Facebook, il definitivo abbandono della sponda grillina. Ma non come un Cincinnato che torna a cose più serie, zappa in mano. Il recinto rimane quello della politica, del “teatrino della politica”, come direbbe il Cavaliere. Anche con molte ambizioni personali.

L’approdo della Nostra, abbastanza curioso, è Italexit, il nuovo partito fondato da un altro grillino ribelle, Gianluigi Paragone. Con l’obiettivo, non nuovo nell’agone politico in verità, di portare l’Italia economica fuori dall’Europa. Per la gioia dei Cottarelli e dei Monti. In sostanza la Lozzi, come era nell’aria (vedere intervista al giornale “Il Caffè”), lascia il M5S ma non la politica. Diventando paladina dei “No Euro”. Nel programma il ritorno dei sesterzi a Roma?

In perfetto stile politichese, infatti, annuncia anche di voler continuare con determinazione a voler portare avanti quei temi che “da quattro anni hanno contraddistinto i risultati raggiunti da amministratore qui a Roma”. Bisognerebbe, però scoprire quali risultati, dal momento che basta farsi un giretto per le strade del municipio per rendersi conto che i tanti problemi che questa parte di Roma si porta dietro non sono affatto risolti. Anzi. E non può essere tutta colpa della sua (ex) compagna di partito, Virginia Raggi.

Dal momento che i “No Euro” troneggiano soprattutto nella destra estrema, c’è da chiedersi cosa pensi la Lozzi di quest’area politica particolarmente ruspante nella capitale, con cui ora condivide un tema portante. Mah, non si finisce mai di stupirsi.

Fatto sta, la presidentessa del nostro Municipio non nasconde, quindi, la speranza di far fruttare le esperienze e soprattutto la rete di contatti maturati soltanto in uno dei municipi della Capitale per sedere sul gradino più alto del Campidoglio. Dopo Virginia, un’altra donna, Monica. Onestamente lo crediamo difficile. Certo, la corsa come candidati garantisce un bel po’ di visibilità. E nel neonato partito di Paragone, in cerca di qualche nome spendibile e al momento a corto di personaggi, la Lozzi può avere un ruolo e portare qualche voto. Ma la sensazione è che possa ritornare solo in sogno la caterva di voti raccolti dai grillini alle scorse elezioni, principalmente come risposta elettorale al Pd siluratore di Marino e alla destra associata al ricordo di Alemanno, nonché allo schifo della “ex” Mafia Capitale (poi declassata quasi a “biricconata” di gruppo).

Dell’esperienza municipale della Lozzi, tra l’altro seguente all’interminabile era Fantino (oddio!), ricorderemo soprattutto la pericolosa pista ciclabile sulla Tuscolana, piena di insidie e di tombini. Monica, un anno sabbatico no?

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