L’orto monastico della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

orto santa croce in gerusalemme

Il segno di Jannis Kounellis svela uno degli spazi più esclusivi della città, un luogo riservato alla meditazione: l’ Orto monastico di Santa Croce in Gerusalemme. E lo fa attraverso la nuova porta del giardino. Alleggerita dalla pesantezza dei battenti. Movimentata da un filo ritorto e corsivo, come un tratto di penna. E impreziosita dalla trasparenza dei vetri colorati che introducono alla ricchezza dei frutti, anche spirituali, cresciuti e curati tra le rovine delle Mura aureliane, tra il secolare ora et labora dei benedettini. Sarà lo stesso artista a inaugurare oggi, insieme con il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, e il direttore dei Musei vaticani, Francesco Buranelli, il Sipario. Il cancello è stato creato da Kounellis su incarico dell’ associazione Amici di Santa Croce in Gerusalemme che tre anni fa ha promosso il restauro dell’ orto, progettato dall’ architetto Paolo Pejrone. Mecenati dell’ operazione sono Giulio e Giovanna Sacchetti, intenzionati a proseguire la successione di interventi stratificati nell’ area: dall’ anfiteatro castrense fatto inglobare da Aureliano nella nuova cinta muraria, alla basilica cristiana del quarto secolo, al campanile romanico alle trasformazioni della chiesa sotto Benedetto XIV nel Settecento. E ora tocca a «un artista del calibro di Jannis Kounellis, la cui invenzione creativa si è materializzata in questo nuovo cancello», spiega la committente. Peculiarità dell’ arte di Kounellis – dagli anni Sessanta uno dei protagonisti dell’ Arte povera e della scena internazionale – è l’ interpretazione delle preesistenze in cui colloca le sue installazioni. Nel caso di quest’ opera permanente, l’ intervento è tra storia (l’ archeologia) e natura (l’ orto cittadino). Ma nel segno della leggerezza, della luce e della trasparenza. Una porta intesa come Sipario che svela la scena anche da chiuso.

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«La meraviglia della natura, dal punto di vista-prospettiva della porta, è sempre presente, sempre esposta, in tutte le stagioni, raccolta tra le Mura Aureliane per sussurrare all’ orecchio la sua potenza sul territorio della chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore di una Roma reale». Don Simone M. Fioraso, abate della Basilica, dedica l’ opera «alla Vergine: Iuana Coeli, porta del cielo». E spiega che le pergole ricoperte da viti e rose, i limoni, gli aranci, e gli alberi di melograni, le violacciocche, i gigli, i mughetti e gli altri fiori coltivati nell’ orto monastico «per il piacere della vista e per l’ altare della basilica», saranno annunciati dalla porta “vetrata”: «è come un sipario che si apre sulla scena delle realtà terrene, mostrando quelle celesti».

(LaRepubblica)

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