Giornale newyorkese omaggia Cinecittà

Cinecitta“Sulle vie della storia del cinema. La fabbrica dei sogni made in Italy apre ai visitatori: viaggio a Cinecittà” è il titolo del servizio di Monica Straniero apparso su “La Voce di New York”, l’ottima ed elegante rivista destinata principalmente agli italiani d’America.

Il pezzo prende spunto dall’iniziativa “Cinecittà si mostra”, attraverso la quale gli studios della Tuscolana consentono ai visitatori di esplorare i set di capolavori di ieri e di oggi, da Ben-Hur a Gangs of New York, da Fellini a Clint Eastwood.

L’articolo racconta mirabilmente la passeggiata tra le scenografie dei kolossal americani anni Cinquanta, come Cleopatra o Ben–Hur. “Abituati a visualizzare le rovine nelle tonalità neutre del bianco e della scala dei grigi, le decorazioni vivaci dei principali edifici civili e religiosi del Foro Romano, la Basilica Giulia, i Templi di Venere, ci fanno scoprire i colori originali della Roma repubblicana. Un dedalo di vicoli selciati (vetroresina, naturalmente) si diramano dal foro per condurci a Suburra: l’antico quartiere popolare di Roma è perfettamente ricostruito – scrive l’articolista, che illustra la storia degli studi della Tuscolana, inaugurati da Mussolini nel 1938. Inevitabile il riferimento ai film storici di Blasetti e alle commedie dei “telefoni bianchi” di Camerini, i tempi di Amedeo Nazzari e Clara Calamai, poi “Ossessione” di Visconti (1943), il Neorealismo, Miracolo a Milano (1951), Bellissima (1951), Umberto D (1952), fino ad Hollywood che viene a Roma e diventa Hollywood sul Tevere.

La brava Monica Straniero scrive: “Audrey Hepburn e il suo leggendario giro in Vespa in Vacanze romane, la maggiorata Jayne Mansfield, Ava Gardner con Walter Chiari e le italiane Loren, Lollobrigida, Mangano sono solo alcune delle celebrità attorno alle quali nasce il fenomeno del divismo. Così le immagini del filmato Il Tevere bagna Hollywood fanno rivivere la magia di quegli anni con estratti tratti da: Vacanze Romane (1953), Quo Vadis? (1953), Tre soldi nella fontana (1954), Sogni nel cassetto (1957), Ben-Hur (1959), La dolce vita (1960)”.

L’autrice dell’articolo ci informa che ad oggi a Cinecittà sono state girate oltre 3.000 pellicole, che hanno vinto complessivamente 47 premi Oscar.

Tra tutti gli spazi di Cinecittà, spicca il “leggendario” Teatro n° 5, ancora oggi il teatro di posa più grande d’Europa, con quasi 3.000 metri quadrati di superficie, un’altezza di 14 metri ed una piscina interna di 400 metri quadri. “Qui si scopre l’immaginario di Federico Fellini che negli studios di via Tuscolana ha diretto alcuni dei suoi capolavori, tra i quali tre pellicole che vinsero l’Oscar per il miglior film straniero: Le Notti di Cabiria (1958), 8½ (1964) e Amarcord (1975) – scrive ancora la Straniero.

Dedica finale a Sergio Leone, a cui è dedicata un’intera sala. “Un ambiente la cui scenografia è ispirata a C’era una volta in America (1984) e in cui vengono proiettati estratti dei suoi capolavori: Il colosso di Rodi (1961), Il buono, il brutto il cattivo (1966), C’era una volta il west (1968), Giù la testa (1971) – conclude il giornale newyorkese.
 
 
 
 
 

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