Feltrinelli di via Appia: letture o divismo?


Feltrinelli2Una volta lì c’era il cinema Diana. Poi è subentrata la gloriosa libreria “Tuttilibri”, molto ancorata al territorio negli anni caldi della contestazione. I grandi locali di via Appia Nuova al civico 427, quasi di fronte a villa Lazzaroni, rappresentano da sempre un bel punto di aggregazione sociale per il quartiere.

Oggi lì c’è Feltrinelli, anzi “La Feltrinelli” come recita il logo. Libreria, innanzitutto. Ma anche – e sempre più spesso – luogo di eventi. In particolare ancorati alla musica. Anche perché il musicista che presenta un libro è un’occasione ormai frequente. Quando non c’è la raccolta di brani, soprattutto passati, che diventa evento in libreria.

Ecco allora che nelle ultime settimane gli scaffali di Feltrinelli hanno assistito all’invasione di fans per questo o quell’artista.

Prima il napoletano Tullio De Piscopo, sorta di nostalgico revival anni Settanta e Ottanta del popolo discotecomane. Poi i toscani Baustelle, di tendenza, anche se francamente un po’ in calo. Quindi il “maestro” Franco Battiato, che tra i volumi in esposizione non s’è risparmiato nell’intonare “La cura” su invito di un proprio esaltato fan che l’ha accompagnato al pianoforte. Poi, per non farci mancare proprio nulla, addirittura la “grande sorella” Alessia Marcuzzi (reduce dall’ennesima presentazione televisiva – ahinoi – del “Grande fratello”) con la sua “Pinella a colori” (Rizzoli), un “album anti-stress tutto da colorare”, come recita il commovente sottotitolo. Infine successo straordinario di ragazze per il simpatico Alberto Angela, con il suo nuovo libro “giubilare” su San Pietro: sacro e profano. Se c’inseriamo anche Giovanni Allevi, il panorama è quasi completo.

La questione più eblematica legata alla libreria-passerella sono i fans. Tanti, tantissimi, con le dita consumate dai selfie da postare in tempo reale sui social. E quando non tutto fila liscio per la ressa, cioè quasi sempre, ecco che piovono invettive nel cyberspazio.

Come Edoardo, che infierisce contro il “firmacopie” con Battiato: “fila gestita malissimo, chi era arrivato presto e si era messo in fila seguendo il cordone come me si è visto passare avanti persone che si sono messe in fila dove, in realtà, doveva rimanere chiuso”. Quindi il tragico finale: “Dopo una cinquantina di persone il ‘maestro’ se ne è andato, i cd sono stati presi da una collaboratrice e fatti firmare dietro le quinte chissà da chi. Se me lo firmavo da solo era lo stesso”. Beffa finale: “Tornato in macchina e messo il cd, ho scoperto che il cofanetto ridatomi con l’autografo aveva le copertine porta cd rotte e quindi non era il mio… una grande delusione”.

Anche Lucia ce l’ha con l’artista siciliano: “Io sono la persona che quando sono arrivata davanti a lui, ha pensato bene di andarsene… lui stanco… e io dopo una giornata di lavoro e 3 ore di fila no?”. Finale “avvelenato”. Lucia sostiene che fosse per lei “la Feltrinelli può fallire con tutto il personale che non sa gestire la fila” (ma ci sarà scritto nel contratto di gestire le file?) e al povero Battiato augura “un flop totale a tutti i suoi concerti”.

Altri parlano di “raccomandazioni” nelle file, di disgusto, arrivando persino a riconoscere di aver lasciato “in questo posto ridicolo una buona parte del mio stipendio ma ora basta…scacciata e trattata da cani dopo 2 ore e passa di fila… neppure il tempo x una foto con l’artista o x un saluto rapido”.

Quanta ingiustizia c’è nel mondo…

(foto da Facebook)

 
 
 
 
 

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