Don Luigi Sturzo, 60 anni dalla morte all’Appio

Sessant’anni fa moriva don Luigi Sturzo. Il fondatore del Partito popolare italiano (quest’anno ricorre anche il centenario della fondazione), quindi anche “padre” della Democrazia cristiana, si spense, infatti, l’8 agosto 1959 nella casa delle Suore Canossiane a Roma, in via Don Orione 11, all’Appio. Qui è vissuto numerosi anni, ormai radicato nel quartiere grazie anche all’importante parrocchia di Ognissanti – nella cui chiesa è stata celebrata la prima messa in lingua italiana – e all’istituto scolastico San Filippo Neri (che ha chiuso molti anni fa, nel 2014 è subentrato l’internazionale St Philip School). Nella parrocchia di Ognissanti furono celebrati anche i suoi funerali.

Scrive l’agenzia cattolica Sir, Servizio informazione religiosa: “I sacerdoti orionini godettero del benefico contatto con quest’uomo di grande valore religioso e civile”. E ricorda: “Anziano e sempre più limitato nei movimenti, un giorno fece chiamare il superiore don Gaetano Piccinini e gli disse: ‘Non potete immaginare come sono contento di essere capitato a venirmene a morire a Roma, nella parrocchia di Don Orione. Ma fatemi un piacere: come vedete, non sono in grado di uscire. Mandatemi ogni settimana un confessore. Pregatene il vostro parroco di Ognissanti che mi faccia questa carità’. Poi subito, quasi prevedendo un’osservazione, aggiunse: ‘Quando il parroco non potesse venire, che venga pure il vice parroco’. Egli volle il sacerdote, non scelse questo o quel personaggio, ma desiderò quella carità settimanale da chi la Divina Provvidenza gli aveva messo vicino – continua la Sir. “Prima fu l’anziano don Silvio Ferretti e poi il giovane don Giovanni Pirani. Vari altri sacerdoti ricordarono questi brevi incontri sacramentali con l’anziano don Sturzo. ‘Era esigente nella puntualità agli appuntamenti. Era alle 18. E si poteva star certi che alle 18.15, si sarebbe usciti dalla sua stanza, liberi di attendere ad altro’. Un giorno il parroco gli chiese: ‘Ma quei bambini del nostro San Filippo che entrano chiassosi e che si trastullano quasi a tutte le ore, non le danno disturbo, Don Luigi?’. ‘Quelli? Oh quanta musica in quei cinguettii di angeli! Mi richiamano all’infanzia con mia madre – rispose don Sturzo. E si fermò qualche attimo, quasi per risentirla, quella musica”.

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