Conti correnti più “leggeri” a causa delle banche salvate (ma non solo)

BancaA contribuire al cosiddetto “Salvabanche”, cioè il provvedimento per recuperare il miliardo e 800 milioni di euro destinato a “salvare” i clienti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, potrebbero essere i correntisti di altre banche. Cioè i risparmiatori che affidano i propri risparmi al classico conto corrente in banca. Secondo fonti di stampa, a pagare “lo scotto” del disastro gestionale delle quattro banche potrebbero essere i correntisti del Banco Popolare con 25 euro una tantum da dicembre. Mentre in Ubi dal 29 settembre i depositi saranno più cari di 12 euro con l’obiettivo dichiarato “di accrescere la tutela” dei clienti. Aumenti diversi anche in CheBanca! e Unicredit

In sostanza l’aumento dei costi dei conti correnti servirà per finanziare il Fondo nazionale di risoluzione intervenuto al sostegno degli istituti che stavano fallendo. Gli aumenti per ora sembrano limitati ad alcuni casi, ma potrebbero certamente estendersi. Alcune banche dichiarano di aumentare i costi dei depositi anche per altri motivi. Ma è certo che, con interessi vicini allo zero, ormai tenere attivo un conto corrente è un lusso.

Amaramente la vicenda delle quattro banche a picco, ma con altre che non stanno messe meglio, ad esempio in Toscana, non sono state salvate con i fondi pubblici, come disse il premier nel 2015: in effetti è vero, dal momento che il bancomat è rappresentato dagli stessi conti correnti degli italiani. Risparmiatori obbligati a coprire – benché soltanto in parte – i maggiori costi delle banche cosiddette “sane”, per sostenere quelle in difficoltà.

Insomma una beffa davvero difficile da digerire. Di fatto i correntisti, benché di banche diverse, pagheranno due volte la dissennata gestione delle banche. Soltanto sul fronte Banco Popolare dovrebbero essere ben un milione e mezzo i clienti interessati (su due milioni totali), quelli che finora hanno conti a canone zero ampiamente pubblicizzati.

Va detto, tra l’altro, che il nostro Paese ha i conti correnti più cari d’Europa.

“Mentre soltanto 4.000 famiglie (il 3%) delle 130mila di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, truffate dal decreto del governo del 22 novembre 2015, riceveranno circa l’80% dei loro sudati risparmi espropriati da Bankitalia e dallo Stato, le banche italiane, che praticano i costi dei conti correnti più cari d’Europa, pari a 318 euro l’anno contro una media di 114 euro dell’Unione europea a 27, hanno ideato un ulteriore balzello per far pagare i costi della risoluzione ai clienti, l’ennesimo ulteriore tassa addossata ai correntisti – si legge in un comunicato dell’Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari (Adusbef).

Insomma, dopo il balzello Rai imposto nella bolletta elettrica, ora un’altra sorpresa per milioni di italiani. La comunicazione in genere giunge ai correntisti con una lettera che indica la “proposta di modifica unilaterale del contratto”, con il cliente che ha per legge 60 giorni per accettare o recidere il rapporto. In sostanza la banca ha versato milioni al Fondi di risoluzione e quei soldi se li rifà sui clienti.

Nel caso di Ubi, la banca indirettamente dà la colpa all’Europa: sostiene, infatti, che è costretta a recepire due direttive europee (la 2014/49 Ue e la 2014/59/Ue), riguardanti appunto le garanzie dei depositi e anche il fondo di risoluzione. “Sono costi che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni e che in precedenza non c’erano — dice Ubi — . Verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione”. Insomma, una sorta di “assicurazione” che i clienti avrebbero fatto volentieri a meno di contrarre. Perché, un tempo, portare i soldi in banca equivaleva ad un affare. Oggi decisamente un po’ meno.

L’Europa di mezzo anche per il raddoppio delle spese per il “Conto tascabile” di Che Banca!, che dal primo novembre passeranno da uno a due euro al mese (quindi 24 all’anno). La causa, fanno sapere dall’istituto, è l’aumento europeo delle commissioni interbancarie, in vigore dal dicembre scorso. “Con il Regolamento Ue 751/2015 — scrive la banca ad un correntista — l’Unione europea ha stabilito un limite massimo alle commissioni interbancarie applicabili agli esercenti convenzionati per le operazioni di pagamento effettuate tramite carte, comprese le carte prepagate. L’introduzione di questo limite ha determinato una riduzione di quanto viene riconosciuto a CheBanca!, anche a copertura dei rischi e dei costi di gestione sostenuti in qualità di emittente delle carte di pagamento, a fronte delle operazioni sopra indicate”.

Unicredit precisa che i suoi aumenti non sono legati alla risoluzione delle quattro banche italiane, ma – anche qui – a oneri indotti da novità legislative e impegni regolamentari, tra cui l’accordo in sede Ue per la costituzione di un fondo per la risoluzione delle crisi bancarie. Appunto.

Altroconsumo raccomanda ai correntisti di verificare le email e le lettere che arrivano dalle banche. “Per legge tutte le variazioni devono essere comunicate al correntista con un preavviso di due mesi – spiega l’associazione. In questo periodo di tempo di due mesi si può cambiare banca pagando le vecchie condizioni alla ricerca di condizioni migliori. Anche in questa circostanza, come è sempre bene fare, confrontare le condizioni del proprio conto con quelle migliori che si possono trovare sul mercato”. Anche se, gira e rigira, ormai ogni conto è decisamente caro, anche rispetto a ciò che rende.

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