Chinotto Neri, dal Quadraro al Motovelodromo Appio

La Neri, oggi Chinotto Neri è una storica azienda italiana.Nel lontano 1949 Pietro Neri, un giovane appena trentenne, di Roma quartiere Quadraro, lanciò in Italia una bibita innovativa analcolica che subito incontrò il favore del pubblico: il “Chinotto”. Come sottolineato nel sito del Quadraro.it, la bottiglia non aveva etichetta e mostrava interamente un liquido scuro, simile a quello di alcune bibite made in USA ma con un sapore nuovo ed assolutamente originale. Contraddistingueva la confezione la scritta “Chin” con un grande “8” in rilievo sul vetro; il lancio fu supportato da una pubblicità che cadenzava lo slogan “Non è Chinotto, se non c’è l’8”! Sono in molti a sapere che il chinotto, come ci dice l’enciclopedia, deriva dalla china cinese ed è un’ottima bibita stomachica e digestiva. Ma … non è solo così. Il chinotto è anche un delizioso piccolo agrume, dal cui estratto si ricava quel succo che ha qualità straordinarie di retrogusto. L’azienza lanciò anche altri prodotti: l’Aranciosa, la Gassosa e il Limoncedro, pubblicizzati nel celebre Carosello dove grandi automobili americane percorrevano le città italiane sovrastate da gigantesche riproduzioni 3D delle bottiglie di Chin8. Al successo della bevanda contribuirono anche due riuscitissimi slogan: “Non è chinotto se non c’e l’8” oppure “Se bevi NERI … NE RI bevi”.La fabbrica era all’inizio di via del Mandrione, 334 subito dopo la salita del Quadraro venendo da via Tuscolana. Ora cè la casa dello studente”. L’azienda legò il suo nome alla Società Sportiva Chinotto Neri, società calcistica romana, attiva nel corso degli anni cinquanta. Fondata nel 1950, si sciolse nel 1957. Era presieduta dal fondatore dell’azienda Pietro Neri, i suoi colori erano il giallo e il verde. disputava le proprie partite casalinghe dapprima presso il Campo Giordano Sangalli (oggi Parco Sangalli, situato nel quartiere Tor Pignattara), successivamente presso il Motovelodromo Appio conosciuto anche come “Cessati Spiriti”.

Simone Neri erede della ricetta racconta la sua storia

Sul letto di morte, continua il sito Quadraro.it, il nonno Pietro consegnò, infatti, a Simone la ricetta segreta composta da 53 erbe. Gli chiese di riportare agli antichi fasti il “Chinotto” dei Neri. Oggi Simone Neri sta dimostrando che si può fare industria anche in un momento di crisi, il suo Chinottissimo, sta conquistando terreno nel Lazio, la terra d’origine del suo prodotto di famiglia, ma è stato anche invitato a Londra a presentare la sua novità.Simone come nasce il Chinotto? “Il Chinotto nasce da un’idea di mio nonno, che nella fabbrica del Mandrione, dove suo padre produceva ghiaccio, cercava di creare una bibita appetibile. In quel tempo lo zucchero era irreperibile e si doveva usare saccarina. Questa però era troppo dolce e rendeva tutte le bibite imbevibili. Miscelando agrumi amari come il chinotto e l’arancia amara e tutte le altre erbe come la ciliegia, l’acerola, la camomilla, la verbena, l’angelica e la betulla ottenne una bevanda molto gradevole, che spopolò con il nome Chinotto Neri.”Hai affrontato fallimenti Simone? “Firmammo un contratto con l’acqua Claudia e poi l’industria fallì. Mi sono rialzato e ho ricominciato, dimostrando a me stess, che si possono fare molte cose, se si vuole”.Hai subito perdite? “Sì! La morte di mio nonno mi bloccò per un anno e mezzo”.La tua bevanda usa acqua distillata come la Coca Cola? “No! Viene usata acqua rigorosamente naturale proveniente dalla Sila, con estratti naturali di erbe vere ed erbe non insapori. In tutto sono usate 53 erbe.”

Nel 2000 l’azienda con sede a Capranica venne rilevata dalla Chinotto Neri s.r.l., la quale ha rilanciato lo storico marchio del chinotto. Dopo una decina d’anni dalla riorganizzazione aziendale, il 31 dicembre 2011 lo stabilimento produttivo di Capranica è stato chiuso a causa dei costi eccessivi di mantenimento (l’ UE aveva imposto alla azienda una ristrutturazione che avrebbe pesantemente gravato sulle casse societarie) e la produzione è stata trasferita a Buccino, in provincia di Salerno. Di conseguenza, non viene più usata l’acqua delle sorgenti storiche del comune di Capranica per produrre la bevanda.

(Fonte: Il Quadraro.it)
   

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