Azzolina, la scuola non è una percentuale…

Non abbiamo mai espresso giudizi sulla ministra Azzolina perché, onestamente, lo sconforto soffoca ogni possibile verdetto. Ma non ci possiamo esentare a farlo nel momento in cui la persona a cui è stato affidato il ministero dell’Istruzione sfodera la seguente dichiarazione: “La scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale” dal momento che dal 14 al 26 settembre (quando molte scuole erano ancora chiuse), “il personale docente che risulta contagiato è lo 0,047% del totale (349 casi di positività), si parla dello 0,059% (116 casi) per il personale non docente, per gli studenti la percentuale è dello 0,021% (1.492 casi)”.

Con analoga logica numerica, la titolare del dicastero avrebbe potuto aggiungere che in Lombardia, in fondo, risulta solo l’1,077% di contagiati da febbraio ad oggi tra la popolazione complessiva, quindi quale problema c’è?

Un problema c’è ed è grande. Al di là del dover leggere dichiarazioni del genere, che semplificano a fredde percentuali una realtà ben più complessa (tra l’altro un totale di 1.957 casi sui circa 19mila del periodo corrispondono già al 10 per cento), a fronte di queste esternazioni c’interroghiamo se davvero la ministra abbia cognizione di quanto stia avvenendo in queste (appena) prime due o tre settimane nelle scuole italiane. Considerando, pure, che molte scuole hanno aperto dopo o hanno scaglionato le entrate delle classi in più giorni.

Al di là di numeri “cristallizzati” appena al 26 settembre, tra l’altro senza indicare il numero dei tamponi effettuati – e 1.957 casi complessivi “ufficiali” in pochi giorni non sono un antipasto facilmente digeribile (una persona giudiziosa e competente saprebbe individuare il fuoco sotto la cenere) – il problema vero è che intorno a questi numeri ci sono problemi che stanno rendendo le scuole, già stracarica di adempimenti amministrativi, veri e propri avamposti di contesti d’emergenza.

Un solo allievo positivo equivale ad una serie di operazioni delicate e complesse, che vanno dai rapporti con la Asl a quelli con famiglie sempre più disarticolate, dall’individuazione di compagni, docenti e personale ausiliario che hanno avuto contatti con il contagiato fino alla sanificazione degli ambienti. A ciò si aggiungono gli immancabili problemi tecnici e logistici della sacrosanta “didattica a distanza”, a cui però il ministero ha aggiornato il nome (“didattica digitale integrata”) per renderla più intrigante, ma non certo più efficiente.

Due studenti positivi equivalgono a 15 docenti in quarantena, con ricadute praticamente in tutta una scuola. Assenze che si sommano a quelle soprattutto dei docenti più anziani, che di fronte a questo caos non vedono l’ora di conquistarsi la pensione. E ogni tanto spariscono.

Ci sono poi le preoccupazioni dei genitori, che ormai vivono i propri figli come costanti minacce, anche per i nonni. E la “Dad” è una richiesta crescente, ma è controcorrente rispetto a ministri che tendono a “normalizzare” il fronte con la scuola in presenza, anche perché le opposizioni sono pronte a strumentalizzare ogni stop. Incoscienti gli uni e gli altri.

Ai positivi reali vanno sommati i presuntivamente positivi per una febbre o un semplice raffreddore. L’iter, due tamponi compresi, non è molto differente. Ed ora, con le influenze stagionali, le cose si complicheranno di molto. Si per le scuole, sia soprattutto per le Asl: davvero troveremo tutti genitori coscienziosi che al primo raffreddore per i figli affronteranno il girone dantesco dell’iter e delle file chilometriche per fare un tampone (a novembre basteranno per tutti?), con risultati sempre più protratti nel tempo?

C’è di più: secondo una regola molto discutibile, i docenti in quarantena non possono insegnare con la Dad. Per cui, la scuola in presenza, finisce per danneggiare anche quella a distanza.

Per quanto tempo ancora vogliamo perpetuare questo caos? Siamo in una fase di emergenza e non nella normalità, che infatti non si riesce ad assicurare. La Dad, almeno finché il virus impazza, è l’unica soluzione.

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