ANALISI / Olimpiadi, lo scontro tra ideologia e “poteri forti”

olimpiadi-logoComunque andrà a finire, questa vicenda delle Olimpiadi a Roma (o in Italia) dimostra – già a livello di dibattito – come il nostro Paese del terzo millennio sia decisamente impreparato ad affrontare una sfida colossale come quella di un grande evento internazionale.

Se da parte grillina e ambientalista emergono soprattutto preconcetti ideologici, cioè “no a prescindere” (ed ora un “sì” sarebbe visto dalla base come un tradimento), sull’altro fronte il tam tam mediatico e di coinvolgimenti ad ogni livello dimostra interessi perlomeno “sospetti” su questa improvvisa voglia di sport da parte di tanti settori della città e del nostro Paese, incluso del “partito della cementificazione” sempre presente e attivo in queste occasioni. Oggi, per la cronaca, si verificherà il tanto atteso faccia a faccia tra la sindaca Virginia Raggi e Giovanni Malagò, numero uno del Coni. Lo stesso Malagò, tanto per capire l’aria che tira, ha avuto uno spazio davvero colossale nell’ultima “Domenica sportiva”, con una vera e propria apoteosi per l’ipotesi olimpica a casa nostra.

Per le Olimpiadi, come ricorda “Repubblica”, si sono espressi Camera di Commercio, Confartigianato, Confcommercio, AssoColtivatori, AssoCorrieri, Industriali, i negozi storici, Federturismo, Censis, Cgil, Cisl, Uil, i sindaci di 11 città coinvolte nei Giochi, Pd, Fi, Fdi, Scelta Civica, Lista Marchini, Sel, 4 ex sindaci, 68 medagliati di Rio e tre atleti paralimpici. Insomma, appunto, pezzi dell’Italia “che conta”.

Le ragioni del “No”, per quanto valide (con i soldi prevedibili per le Olimpiadi si potrebbero fare ben altre cose, dagli investimenti per il lavoro a quelli per l’ambiente), tuttavia sono animate da un palese preconcetto: dal momento che analoghe operazioni sono finite quasi tutte male, con interventi della magistratura e opere lasciate all’incuria, meglio lasciar perdere. Però sarebbe come dire che dal momento i ladri proliferano, meglio non acquistare un appartamento per non farselo svaligiare.

E’ altrettanto vero, tuttavia, che una sfida titanica del genere comporterebbe spese “imprevedibili” – vedi metro C a Roma – ed oggi il nostro Paese non può certo permettersele. Non dimentichiamoci che sono previsti miliardi di soldi pubblici, oggi quantizzati sotto i tre (e non sono pochi), ma sappiamo com’è andata a finire per altri investimenti lievitati all’inverosimile.
 
 
 
 

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