ANALISI / Habemus premier

Matteo RenziPer una prassi consolidata e suggerita dal rispetto per l’elettorato, fino a qualche anno fa il presidente della repubblica italiana era solito conferire l’incarico di formare un nuovo governo al leader vincitore delle elezioni.

Con Giorgio Napolitano abbiamo avuto due blitz davvero molto discutibili: la nomina a presidenti del consiglio di due soggetti mai eletti in parlamento: Mario Monti e Matteo Renzi.

Le ragioni di tali decisioni secondo molti analisti andrebbero ascritte ad imposizioni del mondo finanziario europeo facente capo al gruppo Bilderberg che dei due soggetti di cui sopra avrebbe avuto bisogno per assumere decisioni politiche capaci di orientare l’Italia verso un neoliberismo sempre più spinto.

Questo è avvenuto già con Monti che ha spinto la tassazione a livelli insostenibili ed è proseguito con Renzi il cui governo ha portato il prelievo fiscale, e non certo in maniera proporzionale come prevede la Costituzione, a tassi assurdi con dei minimi al 47% ed i massimi al 70% .

Appena dopo la nomina a primo ministro, il premier ha portato il Partito democratico a vincere le elezioni europee con un consenso oltre il 40 per cento.

C’è chi nel mondo industriale e finanziario si era illuso che l’Italia avesse trovato l’uomo capace di traghettare il Paese verso il superamento della pesante crisi economica in atto.

In realtà Renzi ha costruito il suo percorso politico nel partito e nel governo non su un radicamento di dialogo con i territori, ma su una strategia di personalizzazione intorno a se stesso ed al cosiddetto cerchio magico fondata su atteggiamenti di presunzione, demagogia, arroganza e pressapochismo che hanno segnato crepe sempre più profonde non solo da parte della inconcludente minoranza del Pd, ma ultimamente anche di uomini a lui vicini come Del Rio e Franceschini.

Poco si è discusso dell’esito negativo fatto registrare dal suo partito alle amministrative, nelle quali molti voti sono mancati per l’astensionismo ed altri sono andati verso il M5S.

In realtà è facile capire che una forza politica orientata alla costruzione di un fantomatico e nebuloso partito della nazione ed a fondare una società neoliberista non potesse dare risultati diversi sul piano elettorale, considerato che il mondo del lavoro sta abbandonando ormai il Pd.

Renzi in un paio di anni non solo non è stato capace di dare spinta al superamento della recessione, ma, invece d’incrementare gli investimenti e qualificare la produzione agricola ed industriale, ha giocato demagogicamente ancora una volta sullo sperpero a pioggia di denaro pubblico come gli “80 euro”.

Tra l’altro è notizia di questi giorni che il debito pubblico è salito a 2.248 miliardi.

Gli ultimi dati sull’economia italiana di Bankitalia ed Istat parlano nell’ultimo anno di crescita zero e questo vuol dire che siamo in stagnazione.

Uno dei primi provvedimenti dell’attuale governo è stato il Jobs Act, ovvero l’eliminazione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori con la conseguente precarizzazione del rapporto di lavoro.

È seguita la riforma del sistema scolastico denominata “la buona scuola” che in realtà ha finito per eliminare la struttura democratica della stessa, fondata sugli organi collegiali, dando sempre più potere verticistico ai capi d’istituto e rendendo davvero difficilissima la libertà d’insegnamento.

Il problema dell’immigrazione è stato affrontato solo sul piano di un’accoglienza alquanto precaria in centri talora abbastanza funzionali ed in altri del tutto improvvisati. Nulla finora è stato fatto sul piano della condivisione della ricezione dei richiedenti asilo con il resto dei Paesi europei che, a parte la Germania, hanno alzato muri reali e virtuali rifiutando di modificare il Trattato di Dublino. Tra l’altro da noi si è fatto molto poco per snellire le pratiche di controllo delle richieste di asilo e quasi nulla per studiare ed attuare strategie e pratiche d’integrazione dimenticando che la libertà di emigrazione è sicuramente un diritto, ma il fenomeno va regolato ed ordinato. Nulla al riguardo si muove su quella sorta di Piano Marshall per l’Africa che ancora una volta sembra appartenere alla politica degli annunci.

Sul rapporto tra i cittadini e le banche meglio stendere un velo pietoso, perché non solo ancora non si risolve il problema di quanti con il crac di taluni istituti di credito hanno perso tutto il valore di azioni subordinate, pare acquistate su suggerimento degli operatori, ma i risparmiatori sono stati messi in condizioni di seria difficoltà dal vergognoso provvedimento del Bail-in voluto dal mondo finanziario europeo e pienamente condiviso dal governo italiano.

La tutela della salute dei cittadini vive momenti di difficoltà gravissima soprattutto nelle regioni meridionali, ma molti ormai sono convinti che questo governo stia orientando sempre più i servizi sanitari verso le strutture private. È una logica inaccettabile per quanti pretendono un diritto alla salute efficiente ed uguale per tutti che solo la sanità pubblica riesce a garantire.

Con tanti problemi gravi all’orizzonte quali ad esempio quello di una disoccupazione giovanile impressionante ed un’economia che nel Mezzogiorno non riesce a risollevare le sorti di tante famiglie in stato di grave povertà assoluta il governo Renzi pretende di impegnare un parlamento, costituito fondamentalmente di nominati, in una riforma della Costituzione che non solo rappresenta un tentativo confuso di superare il bicameralismo, ma rischia con l’Italicum di affossare il principio di rappresentanza e ciò che resta  della stessa struttura democratica dell’Italia. Oltretutto tale riforma è passata in parlamento senza una maggioranza qualificata dei due terzi e con l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni.

Si tratta di un progetto che non trova il consenso unanime della popolazione, la quale anzi nei sondaggi per il referendum confermativo è  profondamente spaccata.

Senza ancora sapere la data di tale consultazione diretta è iniziata una campagna elettorale per slogan spesso capziosi che poco servono per rendere chiari ai cittadini i termini e gli aspetti strutturali delle modifiche costituzionali proposte.

Le agenzie di stampa, nei giorni scorsi, hanno scritto che il governo italiano avrebbe inviato proprie truppe speciali e senza autorizzazione del parlamento nel conflitto libico in atto.

Ovviamente gli italiani sono in attesa di chiarimenti visto che l’art. 11 della Costituzione in tal caso sarebbe stato chiaramente ignorato.

Questi sono i provvedimenti fondamentali del governo Renzi che, più che risolvere quelli esistenti, hanno aggiunto nuovi e seri dilemmi al Paese.

Il problema tuttavia non è il Matteo Renzi spavaldo, apparentemente sicuro di sé, ma lontano dalla popolazione e dalle sue esigenze; la questione grave piuttosto è quella dell’inesistenza di una opposizione parlamentare capace di elaborare e strutturare qualcosa di alternativo all’attuale governo e di portare i cittadini ad opporsi a provvedimenti tanto negativi per l’Italia.

(Umberto Berardo)
 
 
 
 

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