Via Merulana: riapre Palazzo Cerasi

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Saloni imbiancati, stucchi, pavimenti di marmo pregiato, gallerie di colonne rosate. Il restauro del palazzo dell’ex Ufficio d’Igiene di via Merulana è finito e il 19 aprile si inaugura la sede di una delle collezioni di arte italiana della prima metà del’ ‘900 tra le più famose nel mondo, quella del costruttore Claudio Cerasi e della moglie Elena.

E così il fenomeno dell’arte messa in mostra dai privati, dalla celebre Fondazione Prada ai De Chirico, Burri, Balla e Schifano del progetto Musia di Jacorossi a via dei Chiavari, si arricchisce di un altro scenario.

Intanto risplendono le architetture nella quinta affascinante della strada che da San Giovanni vola verso la basilica di Santa Maria Maggiore, il trait-d’union tra l’Esquilino e il quartiere della basilica. All’esterno tra le colonne dell’ingresso si intravede quello che aspetta i visitatori.

Oltre mille e duecento metri quadrati per un nuovo centro della cultura romana, che nasce in un edificio storico dimenticato da tempo. I lavori, una vera e propria ricostruzione filologica dopo i crolli intervenuti nel corso dei decenni, hanno riportato in vita un edificio molto particolare, nato nel 1929, un’architettura di pregio, in uno stile quasi umbertino molto tipico del quartiere.

Come riportato da La Repubblica, appena entrati si trova il salone con il bookshop e una serie di servizi al pubblico oltre che un’ampia sala per iniziative culturali.

Al piano nobile nelle sale del palazzo a breve saranno ospitati capolavori come il “Ballo sul fiume” di Giuseppe Capogrossi, il “Ritratto di Primo Carnera” di Balla, comprato, rivela Cerasi, “proprio come omaggio al campione“, la “Pettinatrice” di Antonietta Raphael e il gioiello dei “Piccoli saltimbanchi” di Antonio Donghi, il primo acquisto della collezione.

E ancora: i Cambellotti, i Dottori, i Casorati (“Lo studio” del 1934), i Campigli, i Funi, i Depero, i Pirandello, gli Scipione, i De Chirico, in particolare l’affascinante “Bagni misteriosi” del 1934, insomma tutti i maestri di quel periodo d’oro.

Una lunga marcia, dal 2000, anno in cui fu approvato il piano di recupero del vecchio palazzo fatiscente, alla gara vinta nel 2002, che prevede una gestione per altri 88 anni. In tutto un progetto da 5 milioni di euro.

E i Cerasi non si sono fermati. Oltre ai capolavori di Mafai, Scipione e Antonietta Raphael, quelli della Scuola di via Cavour della fine degli anni Venti, arrivano Riccardo Francalancia, Marino Mazzacurati, Alberto Ziveri, Pericle Fazzini, Leoncillo. Poi “Le amiche” di Campigli, o il De Chirico che dipinge New York, città con un’”aura metafisica”.

(Tg Turism)

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