Via Lavinio: sgomberata la casa del “killer dei gatti”

Foto Protocollo Intesa def

Per tutti, a San Giovanni, è nota come la “killer dei gatti”, raccattati per strada e lasciati morire di stenti e torture tra le quattro mura della sua casa di via Lavinio, in zona Re di Roma. Ci sono voluti 15 anni e decine di esposti e denunce di animalisti, commercianti e residenti perché si arrivasse allo sgombero dell’appartamento, in un blitz di agenti e guardie zoofile che hanno forzato la serratura: adesso un micio sopravvissuto alla casa degli orrori è salvo. Ma tanti altri sono morti, alcuni tentando il salto dal primo piano dell’edificio. Altri, negli anni, sono invece stati visti graffiare il legno delle finestre in cerca di aria pulita, cibo e acqua potabile, sepolti in casa tra cumuli di spazzatura. Un primo blitz, a giugno, aveva portato al ritrovamento di numerose carcasse di gatti. Sabato un flashmob degli animalisti era tornato ad accendere i riflettori sul caso, che fino a ieri aveva mobilitato principalmente gli attivisti nel tentativo disperato di salvare quanti più felini possibili da morte certa. Ma i residenti in zona lanciano l’allarme: non bisogna abbassare la guardia. Perché da domani la serial killer e accumulatrice seriale – con un passato da psicologa in un carcere – tornerà ad agire. E oltre a uccidere nuovi gatti, rischia di mettere in pericolo la propria incolumità e quella dei condomini. Sì perché la donna, oltre a torturare i malcapitati mici, in passato ha causato anche incendi. Con fiamme propagatesi dal suo appartamento, dove l’unica fonte di luce proviene peraltro dalle candele, dato che l’inquilina non paga le bollette da anni. “Serve un provvedimento giudiziario”, dicono i vicini di casa, che avvertono: “Il blitz non fermerà la donna. Passato lo sgombero, tornerà a colpire”.

(Foto Angelo Franceschi/F3Press Fonte La Repubblica)

   

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