Roma, viale Castrense: dieci domande al M5S

VialeCastrense_altoIl progetto presentato dal M5S per “ridisegnare” la mobilità in zona San Giovanni sta suscitando non poche perplessità e polemiche tra gli abitanti delle strade interessate ai cambiamenti di circolazione, che dovrebbero diventare operativi con l’apertura della stazione San Giovanni della metro C, prevista a fine anno. In fondo ogni novità può apportare qualche “mal di pancia”. Tuttavia le critiche dei residenti, soprattutto quelli di via La Spezia (riuniti in un Comitato), via Monza e strade limitrofe, si sono tradotte in un dettagliato e partecipato decalogo che mira ad evidenziare, in modo chiaro, le principali criticità del piano con una serie di controproposte.

Sinteticamente il progetto del M5S mira a canalizzare uniformemente il tratto dallo sbocco della tangenziale est in via Nola fino a piazzale Appio: i veicoli diretti a San Giovanni troveranno chiusa definitivamente viale Castrense e avranno a disposizione via La Spezia a senso unico verso San Giovanni (con la novità di una corsia preferenziale promiscua per bus e bici); al ritorno ci sarà via Taranto, a senso unico verso la tangenziale.

I nodi al pettine sono molti e diventano domande per i sostenitori del piano.

1) OPPORTUNITA’. La prima osservazione, generale, riguarda la reale necessità e l’opportunità di un nuovo stravolgimento della mobilità in zona quando la situazione attuale, dopo l’iniziale fase di rodaggio, è abbastanza fluida. Cambiare a ridosso della “problematica” apertura della stazione di San Giovanni a fine anno – con flussi enormi di persone riversati costantemente dalla linea C della metropolitana – equivale ad assumersi un rischio non indifferente.

2) PARCHEGGI. Un secondo nodo riguarda la netta riduzione di parcheggi (sparirà la sosta da viale Castrense chiusa al traffico, dopo il dimezzamento dei parcheggi in via La Spezia). Una scelta non casuale in quanto, come ha spiegato il consigliere Stefàno (M5S) promotore del progetto, si mira a “superare la visione ‘autocentrica’ delle scelte politiche precedenti”. Insomma, il diktat è scoraggiare l’uso dell’automobile. Ma ciò rinnova una vecchia contrapposizione: come può rinunciare all’auto un rappresentante di commercio, una guardia giurata, una mamma che accompagna i figli all’asilo ubicato vicino al posto di lavoro, una lavoratrice che da San Giovanni si reca ogni mattina a Trigoria o addirittura fuori Roma? La domanda è lecita, vista anche la qualità del servizio pubblico, che tra l’altro non raggiunge tutti i luoghi di lavoro. La richiesta è quindi la non riduzione dei parcheggi, specie per i residenti. E l’implemento di strumenti alternativi di mobilità realmente efficienti (car sharing, ecc.).

3) INQUINAMENTO. Il piano – è la critica – non riduce i flussi di traffico, ma lo spazio riservato alle auto. Ciò accentuerà i rallentamenti dei flussi di traffico (come avvenuto lo scorso 21 giugno con la chiusura di viale Castrense per una manifestazione musicale), aumentando di conseguenza l’inquinamento chimico e sonoro.

4) PISTA CICLABILE. La novità del piano è la realizzazione di una pista ciclabile in via La Spezia all’interno della nuova corsia preferenziale degli autobus, da piazza Lodi a piazzale Appio. Le perplessità riguardano innanzitutto la promiscuità della pista con la corsia preferenziale, sia rendendo pericolosa la scelta delle due ruote sia rallentando il servizio pubblico dei bus alle prese con i ciclisti. Il rischio è che le bici, per evitare la promiscuità, finirebbero sui marciapiedi, come oggi avviene molto spesso. Un’altra critica riguarda il mancato collegamento della pista ciclabile con una rete dedicata alle due ruote, per cui il “troncone” di via La Spezia resta di fatto un’oasi nel deserto. Gli automobilisti, da parte loro, giudicano poca rappresentativa la quota di ciclisti in città per riservare loro tanta attenzione, tra l’altro a ridosso di una piazza, San Giovanni in Laterano, dove passare con le bici è davvero un’impresa. L’indicazione del decalogo è di far passare le bici in viale Castrense, un transito che sarebbe anche più suggestivo e meno dannoso a causa dell’inquinamento.

5) AUTOBUS. C’è il nodo della linea 85, che non potrebbe più transitare in via Taranto in direzione piazzale Appio (riservata, a senso unico, al traffico in direzione contraria). Dovrebbe, quindi, finire in via La Spezia, lasciando via Taranto senza bus da piazza Ragusa a San Giovanni. Inoltre, contrariamente alla logica Atac, le linee 16, 51 e 81 transiterebbero distanti tra loro nelle due direzioni: all’andata su via La Spezia verso piazzale Appio, al ritorno in via Taranto e via Monza. Unica alternativa: creare una corsia preferenziale anche in via Taranto, direzione San Giovanni (sul modello di via Labicana).

6) SENSI UNICI. Attivare sensi unici in strade larghe e molto abitate come via La Spezia e via Taranto equivale a rafforzare il concetto di “corsie autostradali”, rendendo più insicuro il loro attraversamento.

7) EFFETTO-DOMINO. L’area dell’intervento, il triangolo Piazzale Appio-Piazza Lodi-Piazza Ragusa, ha conseguenze sulla mobilità di una zona particolarmente estesa che va da Porta Maggiore e Piazza San Giovanni in Laterano fino a Via Appia Nuova e Via Tuscolana. Il rischio più prevedibile potrebbe interessare l’area di piazza dei Re di Roma, già altamente trafficata, che assorbirebbe una rilevante parte aggiuntiva dei flussi della tangenziale est e del traffico locale diretto verso San Giovanni, che non avrebbe più a disposizione gli “sfoghi” di viale Castrense e via Taranto. A risentirne sarebbero in particolare via Monza-via Aosta (dove sono ubicate una scuola e la Asl), ma anche via Caltagirone-via Foligno (uscita anticipata “alternativa” dalla tangenziale est) e, in misura minore, via Alghero-via Castrovillari-via Enna-via Taranto, altro percorso per raggiungere San Giovanni.

8) IL VERDE. Il piano non incrementa le aree verdi o le pedonalizzazioni, scontentando quindi coloro che hanno a cuore queste soluzioni. Le “ferite” lasciate dai cantieri della metro C restano tutte, dalla falcidia di alberi in largo Brindisi, via La Spezia, via Sannio e largo Ipponio (ripristinato qualche alberello in via Taranto) fino all’ubicazione in superficie di tanto “arredo” in cemento della metro (enormi sfiatatoi, ascensori, ecc.).

9) VIALE CASTRENSE. La chiusura di questa strada al traffico è quella che suscita le maggiori perplessità. C’è chi si domanda che senso abbia “salvaguardare” proprio quei 300 metri di Mura aureliane (tra l’altro mai pulite dai capperi e dalle altre piante altamente infestanti) rispetto ai 14 chilometri complessivi esistenti a Roma. C’è chi ritiene inutile lo sdoppiamento del già esistente Parco delle Mura nella parallela via Carlo Felice, tra l’altro tenuto malissimo e regno del malaffare. Viceversa, viale Castrense potrebbe assorbire tutto il traffico della tangenziale, alleggerendo le strade limitrofe da smog e rumori. Ci si domanda, poi, se vale la pena investire risorse per una cancellata lunga oltre 300 metri per salvaguardare una piccola striscia di verde, attualmente regno dell’assoluto degrado.

10) LA MANUTENZIONE. Finora l’attuale amministrazione non ha certo brillato per manutenzione del verde, pulizia delle strade e servizi pubblici in generale. Moltiplicare i luoghi da manutenere – vedi un “parco” in viale Castrense – renderà più “efficaci” gli attuali amministratori?

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