Infezioni ospedaliere al San Giovanni. Il ministero risponde dopo quattro anni

Nove morti  al  San Giovanni Addolorata di Roma per un presunto batterio killer, il clostridium difficile, agente patogeno ad altissima velocità di contagio, specialmente diffuso negli ambienti ospedalieri, che colpisce più facilmente persone anziane e i malati sottoposti a lunghe cure antibiotiche: le infezioni ospedaliere colpiscono il 6-8% dei pazienti nelle corsie delle strutture sanitarie e l’eccessivo uso di antibiotici a creato numerose resistenze.

Un fatto accaduto nel 2013, quando Paola Binetti (Gruppo per l’Italia) chiedeva in una sua interrogazione al ministro della Salute quali iniziative intendesse prendere, per garantire al paziente il massimo della sicurezza per la salute e in termini di igiene, e all’operatore la possibilità di lavorare con tranquillità e se non ritenga necessario assumere iniziative per inasprire controlli e sanzioni finalizzati ad impedire pratiche scorrette, carenza di igiene e mancato rispetto delle misure di controllo delle infezioni.

E finalmente (verrebbe da dire) dopo quattro anni e un sollecito dell’interrogante nel 2015, il ministero della Salute nella persona del sottosegretario, David Faraone, risponde sulla base degli elementi forniti nel frattempo dalla Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo di Roma che ha acquisito le necessarie informazioni presso la Regione Lazio.

Il fatto risale, appunto, al 2013, quando si registrò una concentrazione – nel periodo maggio-giugno – di detti casi in pazienti ricoverati nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale e la struttura, in collaborazione con la Asl competente per territorio, ha messo in atto azioni specifiche di sorveglianza e controllo: in particolare, è stata avviata una indagine epidemiologica con l’obiettivo di identificare e trattare i casi di infezione presenti nonché prevenirne di nuovi, tra cui la revisione dei protocolli per il controllo delle infezioni (nello specifico quello predisposto per la gestione delle infezioni da clostridium difficile); lo svolgimento di corsi di formazione specifici a cui hanno partecipato medici e infermieri e l’analisi dei risultati emersi dal sistema di sorveglianza dei casi di infezione dal virus in questione nel periodo dicembre 2015 a settembre 2016.

Per quanto riguarda invece la programmazione e le attività di prevenzione, la Regione ha rilanciato con forza le iniziative a sostegno del contrasto alle infezioni correlate all’assistenza e all’antibiotico resistenza e per il buon uso degli antimicrobici e ha elaborato un Piano Operativo, trasmesso alle aziende pubbliche del Servizio sanitario regionale per specifici piani attuativi, che prevede l’impegno delle Direzioni aziendali di definire e attuare una politica di contrasto alle infezioni associate alle pratiche sanitarie, al fenomeno della antibiotico resistenza e per il buon uso degli antimicrobici. Il Piano prevede anche l’inserimento delle tematiche nell’ambito dei criteri di valutazione delle direzioni aziendali e nel rispetto dei Lea e un censimento delle attività di sorveglianza e controllo delle infezioni esistenti a livello locale finalizzato anche allo sviluppo di programmiformativi per la prevenzione, monitoraggio e controllo delle infezioni nonché per il buon uso degli antibiotici. 

Inoltre la Regione ha emanato lo scorso anno le «Linee di indirizzo per la stesura dei Piani per i Comitati di controllo delle infezioni correlate all’assistenza della Regione Lazio» e ha comunicato che è in corso la revisione del sistema di sorveglianza per clostridium difficile, e che sta procedendo all’estensione del modello messo a punto per il Giubileo 2015-2016, in occasione del quale, in considerazione del possibile cambiamento delle patologie per l’arrivo di viaggiatori provenienti da più parti del mondo, si è reso necessario un sistema che consentisse una più rapida notifica ed informazioni più celeri distinte per agente causale.

Il sottosegretario prosegue ricordando che “la qualità dell’assistenza sanitaria passa anche attraverso un efficiente sistema di sorveglianza delle infezioni a essa correlate. Ciò rappresenta, infatti, una componente essenziale dei programmi mirati a promuovere la qualità dell’assistenza, riducendo il rischio di infezioni per i pazienti, i visitatori e gli operatori sanitari. La disponibilità di sistemi di sorveglianza e di monitoraggio del fenomeno, di elevata qualità e accuratezza, oltre che supportati da sistemi informativi integrati, è di essenziale importanza per mantenere alto il livello di attenzione, definire dimensioni e caratteristiche del problema, indirizzare gli interventi, monitorare i progressi mediante l’utilizzo di indicatori specifici, nonché per individuare tempestivamente eventi sentinella ed epidemie.

Per questi motivi ritengo – conclude – di poter rassicurare l’onorevole interrogante che il ministero della Salute, da sempre sensibile al tema della sicurezza dei pazienti e degli operatori, si terrà in contatto con le competenti strutture regionali al fine di verificare la definizione del predetto sistema di sorveglianza e garantire, quindi, la riduzione di incidenza delle infezioni medesime, a tutela della salute dei pazienti e degli operatori”.
Soddisfatta della risposta Paola Binetti,  ma anche lei non ha potuto fare a meno di evidenziare “l’estremo ritardo con cui essa viene fornita”.

(Fonte Quotidiano Sanità)

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